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La fama sua, che dopo parecchie generazioni parve oscurata dal vivissimo ed abbagliante splendore della scienza moderna, è tornata a rilucere bella e gradita ne’ tempi a noi più prossimi; e i meriti di lui forse non apprezzati abbastanza degnamente ne’ tempi che tenner dietro da presso a quello in che visse,[1]





venne dagli altri amanuensi, è ben probabile che le opere di Leonardo non saranno state copiate, e fatte copiare, se non da chi avendone molto buon concetto, e intendendosi della loro materia, non potea pur pensare ad offendere in alcun modo il nome del loro Autore.

Ma quel rispettabilissimo bolognese pare aver avuto idee molto particolari intorno a’ cognomi ed all’uso loro. Cosi nella nota r (pag. 78) scrive: «Frate Luca fa menzione del Pelacani, ma lo chiama Biagio da Parma, forse perché il cognome gli parve disdicevole e non gentilizio. Lasciò però di chiamar Ermorario (sic) il Giordano, e Beldimando il Prosdocimo: ma non è per questo che fosse negligente nel cercare e far noti i veri Cognomi; e dove li tacque, giova pensare che gl’ignorasse.» Ma più tosto era da ricordare che gli antichi nostri apprezzavano ben più di noi i nomi proprj degl’individui, che non i cognomi comuni a tutta una famiglia; e preferivano quasi sempre per se e per gli altri l’indicazione del nome e della patria a quella del cognome, ed in ispecie per gli uomini illustri e famosi. Cosi Raffaello d’Urbino, il Correggio, il Cardinale di Mantova ecc. Che più? persino negl’indici de’ libri antichi gli autori si trovano sovente registrati ove per ragion d’alfabeto cade il nome loro di battesimo. Anzi anche gl’indici e repertori antichi d’alcuni uffizj ed archivj pubblici sono fatti per nomi e non per cognomi.

  1. «Pare che.... il libro di lui (di Leonardo) fosse divenuto raro, e andato in disuso; poichè anche il Tartaglia sul principio del suo gran trattato accenna di Leonardo i viaggi, il libro, il trasporto dell’aritmetica, dell’algebra, della geometria dall’Arabia in Italia; ma dice tutto ciò essergli stato da altri riferito, siccome pure aver Fra Luca de’ fiori del libro di Leonardo tessuto la Somma sua.» Cossali. Origine, trasporto in Italia, primi progressi in essa dell’Algebra. Vol. I c. 1 pag. 19. Parma 1797.