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250 parte seconda


istessi la temevano, ed infatti dal mese di luglio fino a quello di ottobre la città resta un vero deserto. Me ne partii adunque il secondo giorno d’agosto con rincrescimento grandissimo del mio buon ospite, da cui, per vero dire, ero stato sempre colmato di attenzioni. Egli non cessò mai di scrivermi, e d’inviarmi ogn’anno l’almanacco di Roma fino all’ultima sua malattia.

CAPITOLO XL.

Mie nuove commedie esposte in Venezia nel tempo della mia assenza. — La Sposa sagace, commedia di cinque atti, in versi. — Suo felice successo. — Lo Spirito di contraddizione, commedia di cinque atti in versi. — Alcune parole sul medesimo soggetto già trattato dal Dufreny. — La Donna sola, di cinque atti, in versi. — Il segreto di questa commedia. — Suo buon successo. — La buona Madre, commedia di tre atti, in prosa. — Suo poco incontro. — Le Morbinose, commedia di gusto veneziano di cinque atti, in versi. — Suo magnifico successo.

Ritornando alla mia patria, presi la strada della Toscana, attraversando con infinito piacere quel delizioso paese, ove per quattro anni consecutivi mi ero dilettevolmente occupato. Rividi quasi tutti i miei antichi amici, e mi discostai un poco dal mio cammino per dar di nuovo un’occhiata a Pisa, Livorno e Lucca. Incominciavo già a fare le mie dipartenze coll’Italia, senza ancor sapere di doverla abbandonare per sempre. Arrivato a Venezia, la mia maggior premura fu d’informarmi subito dell’incontro riportato dalle mie nuove commedie, recitate nel tempo della mia essenza. Ne avevo già ricevuto alcune notizie a Roma, ma tra queste ve n’erano delle contradditorie, e nessuna coi particolari. La prima ad esservi esposta fu La Sposa sagace, commedia lavorata da me con cura; ed ebbi molto caro di intendere ch’essa aveva corrisposto al mio desiderio. Sposa in italiano non vuol sempre dire donna maritata. Infatti anche una ragazza promessa in matrimonio, e che in Francia direbbesi la prétendue, o la future, in Venezia si chiama sposa. La donna adunque che ha parte nella mia commedia non è, a dir vero, nè sposa, nè maritata. Ella stessa bensì si figura di essere e l’una e l’altra, per causa di un impegno clandestino da lei contratto. Donna Barbara pertanto, che è la signorina in questione, ha la disgrazia di dover trattare con un padre di carattere debole, e con una matrigna ingiusta. Il primo non dà mai retta alle lagnanze della figlia, la seconda la mette in disperazione. Questa giovane ha per amante un uffiziale, che deve partir subito. Temendo di perderlo, accetta un contratto di matrimonio segreto, ch’ella pure soscrive di proprio pugno, insieme a due servitori che servono di testimoni, ed in virtù di tale atto ella si crede maritata. Non è qui questione di sapere se questo impegno sia valido o insussistente: la sostanza, è che il militare, come persona della conversazione della matrigna, deve frequentare la casa di lei, occultare per conseguenza la propria inclinazione ed il suo titolo, e mantenersi ad un tempo amante dell’una, e cicisbeo della seconda. Un soggetto di tal sorte comparirà forse un poco pericoloso, ma di fatto non è tale: poichè tutte quante le scene sono convenientemente condotte, e la signorina sostiene la sua parte in modo da non comprometter punto nè il proprio decoro, nè la propria delicatezza. Finalmente