Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, VII.djvu/129

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LA CASTALDA 119


nemmeno per me. Quel salame e quel pane mi tirano fieramente la gola. Se non avessi vergogna ... Ma vergogna di chi? Non vi è nessuno. Presto, presto, due fette di salame e un bicchierino di vino. Oh fame, oh fame! Sei pur dolorosa ! (mangia) Oh buono! Non ho mangiato il meglio. Mah! La fame condisce tutte le vivande. Sentiamo questo vino. (versa da bere) Prezioso! (bevendo)

SCENA V.
Corallina colla cioccolata, ed il suddetto.

Corallina. Signore, buon pro le faccia.

Ottavio. (Tossendo) Maledetta tosse! Quando mi prende la tosse, se non bevo, mi affogo.

Corallina. Le piace quel vino?

Ottavio. Non ha che fare con quello della mia cantina.

Corallina. Lo so che il suo è gagliardissimo, anzi mi è stato detto che sia andato in fumo.

Ottavio. Date qui la cioccolata.

Corallina. Eccola.

Ottavio. Oibò ...

Corallina. Perchè torce il naso? Non le par buona?

Ottavio. Eh! così e così, mezzanamente.

Corallina. Tutti dicono che è preziosa.

Ottavio. Non ha che far colla mia.

Corallina. La sua avrà più bel colore.

Ottavio. Certamente.

Corallina. Sarà amaretta.

Ottavio. Sì, questa è troppo dolce.

Corallina. Sarà molto più densa.

Ottavio. Questa veramente è liquida.

Corallina. Nella caldaia riesce meglio.

Ottavio. Come c’entra la caldaia?

Corallina. Me l’ha detto Arlecchino, signore.

Ottavio. Che cosa?