Pagina:Il fu Mattia Pascal.djvu/312

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— Scherzare? Ma nient’affatto! Là c’è davvero il cadavere di un uomo, e non si scherza! Ci sei stato?

— No... non... non ne ho avuto il coraggio... — borbottò Pomino.

— Ma di prendermi la moglie, sì, birbaccione!

— E tu a me? — diss’egli allora, pronto. — Tu a me non l’avevi tolta, prima, da vivo?

— Io? — esclamai. — E dàlli! Ma se non ti volle lei! Lo vuoi dunque ripetuto che le sembravi proprio uno sciocco? Diglielo tu, Romilda, per favore: vedi, m’accusa di tradimento... Ora, che c’entra! è tuo marito, e non se ne parla più; ma io non ci ho colpa... Su, su. Ci andrò io domani da quel povero morto, abbandonato là, senza un fiore, senza una lacrima... Di’, c’è almeno una lapide su la fossa?

— Sì, — s’affrettò a rispondermi Pomino. — A spese del Municipio... Il povero babbo...

— Mi lesse l’elogio funebre, lo so! Se quel pover’uomo sentiva... Che c’è scritto su la lapide?

— Non so... La dettò Lodoletta.

— Figuriamoci! — sospirai. — Basta. Lasciamo anche questo discorso. Raccontami, raccontami piuttosto come vi siete sposati così presto... Ah, come poco mi piangesti, vedovella mia... forse niente, eh? di’ su, possibile ch’io non debba sentir la tua voce? Guarda: è già notte avanzata... appena spunterà il giorno, io andrò via, e sarà come non ci avessimo mai conosciuto... Approfittiamoci di queste poche ore. Su, dimmi...

Romilda si strinse nelle spalle, guardò Po-