Pagina:Tragedie di Euripide (Romagnoli) IV.djvu/105

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102 EURIPIDE

tanto mi disse il fratel mio, che infine
mi fe’ convinto a osar lo scempio orribile.
E una lettera scrissi, e l’inviai
alla consorte mia, perché la figlia
nostra mandasse, che ad Achille sposa
esser dovrebbe; e dello sposo i pregi
magnificavo; e che le navi ascendere
con gli Achei rifiutava, ove la nostra
figliuola a Ftia sua sposa non andasse.
Tal pretesto usai dunque, per convincere
la sposa mia; d’Ifigenia le nozze
fingere; e soli fra gli Achei lo sanno
Calcante Ulisse e Menelao. Ma quello
che stoltamente allor deliberai,
or lo muto di nuovo in questa lettera,
che tu fra l’ombre della notte, o vecchio,
aprire e poi chiuder m’hai visto. Orsú,
questa missiva prendi, e ad Argo récati.
E ciò che nelle sue pieghe essa asconde
io tutto ti dirò: ché tu fedele
alla mia casa, a Clitemnestra sei.
VECCHIO
Dimmi, parla, sicché le parole
eh io dirò, con lo scritto s’accordino.
AGAMENNONE
legge la lettera.
Di Leda germoglio, io t’avverto

in questa missiva