Addio a Venezia

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Addio a Venezia
1849
È fosco l'aere,
È l'onda muta,
Ed io sul tacito
Veron seduta,
In solitaria
Malinconia
Ti guardo e lagrimo,
Venezia mia.


Sui rotti nugoli
Dell'occidente
II raggio perdesi
Del sol morente,
E mesto sibila
Per l'aura bruna
L'ultimo gemito
Della Laguna.


Passa una gondola
Della città.
Ehi della
Gondola, qual novità ?
« II morbo infuria,
II pan ci manca,
Sul ponte sventola
Bandiera bianca. »


No, non risplendere
Su tanti guai,
Sole d'Italia,
Non splender mai:
E sulla veneta
Spenta fortuna
S'eterni il gemito
Della Laguna.


Venezia, l'ultima
Ora è venuta,
Illustre martire
Tu sei perduta ;
Il morbo infuria,
Il pan ti manca,
Sul ponte sventola
Bandiera bianca.


Ma non le ignivome
Palle roventi,
Nè i mille fulmini,
Su te stridenti,
Troncan ai liberi
Tuoi dì lo stame :
Viva Venezia :
Muor della fame !


Sulle tue pagine
Scolpisci, o Storia,
Le altrui nequizie
E la tua gloria,
E grida ai posteri
Tre volte infame
Chi vuoi Venezia
Morta di fame.


Viva Venezia!
Feroce, altiera,
Difese intrepida
La sua bandiera;
Ma il morbo infuria,
Il pan le manca,
Sul ponte sventola
Bandiera bianca.


Ed ora infrangasi
Qui sulla pietra,
Finchè ancor libera,
Questa mia cetra.
A te Venezia
L'ultimo canto,
L'ultimo bacio,
L'ultimo pianto!


Ramingo ed esule
Sul suol straniero,
Vivrai Venezia
Nel mio pensiero;
Vivrai nel tempio
Qui del mio cuore,
Come l'imagine
Del primo amore.


Ma il vento sibila,
Ma l'onda è scura,
Ma tutta in gemito
È la natura:
Le corde stridono,
La voce manca,
Sul ponte sventola
Bandiera bianca.

(Il 19 agosto 1849)

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