Andria/Atto primo/Scena I
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Atto primo - Scena I
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SIMONE, SOSIA.
- Simone
- OR via portate voi coteste cose
- Là dentro in casa, andate su. Tu Sosia,
- Sta quì, che ti ho da dir quattro parole.
- Sosia
- Fate conto, ch'io l'ho sentite. Voi
- Volete, che si aggiustin quelle robe.
- Con istudio.
- Simone
- Eh, voglio altro.
- Sosia
- Deh, in che
- Maggior facenda potete valervi
- Del fatto mio?
- Simone
- Di questo fatto tuo
- Non me ne accade in quel, che mi apparecchio
- Di far: ma si di quella segretezza,
- E fedeltà, che so, che tu hai sempre
- Avuta.
- Sosia
- Aspetto sentir ciò che voi
- Vogliate.
- Simome
- Poichè io, che compero insino
- Da fanciulletto, tu sai, s' hai servito
- A buon Padrone, a discreto. E trovandoti
- Io leal servitore poi, ti ho fatto
- Franco; pensando, ch'io non potea darti
- La maggior ricompensa.
- Sosia
- Ed io ne serbo
- Grata memoria.
- Simone
- Nè me ne sa male
- Di averlo fatto.
- Sosia
- Mi piace, se ho fatto,
- O se fo cosa, che vi paja buona,
- Simone, e se vi siete contentato
- Del mio servigio, grammercè: rincrescemi
- Bensì, che il vostro riandar coteste
- Cose passate, è quasi un rinfacciarmi,
- Che sienmi usciti di mente i favori,
- Che ho avuti da voi. Però venite,
- Come suol dirsi, a mezza spada, e ditemi:
- Da te io voglio questo, e questo.
- Simone
- Sia
- Come ti piace. Imprima io ti do avviso
- Che queste nozze, come tu le credi
- Non sono vere.
- Sosia
- Perchè le fingete?
- Simone
- Io la ti conterò tutta; così
- Verrai a discoprir la vita, che tenne
- Mio figlio; e ciò che io disegno,
- E ciò che io vorrei, che tu facessi
- In questa cosa. Dacchè ei, Sosia, uscì
- Di fanciullezza, ed ebbe libertà
- Di vivere a suo modo: poichè prima
- Chi poteva capire, ed isvertare
- Il genio suo, se ancor la poca età,
- La paura, e il Maestro lo tenevano
- Coperto?
- Sosia
- Così sta.
- Simone
- Siccome fa
- Il più de' Giovanetti, che lo spirito
- Impiegan tutto in un qualche esercizio;
- O in mantener cavalli, ovvero cani
- Da caccia, o nello studio de' Filosofi;
- Egli a veruna di coteste cose
- Non si applicava coll'animo intero;
- Ma a tutte insieme con tal via di mezzo,
- Ch'io ne godeva.
- Sosia
- E avevate ragione,
- Perciocchè io penso, che sovra ogni cosa
- Sia vantaggio degli uomini, far conto,
- Che ogni troppo è troppo.
- Simone
- Il suo costumè
- Era questo: egli era paziente
- A sofferire, ad iscusar ciascuno,
- E al genio di color, con chi avea pratica,
- Rimettevasi in tutto, e compiacevali:
- Non si opponeva a nessun mai; nè mai
- Da più degli altri si faceva: in questo
- Modo, è facile, infatti, che si acquisti
- E lode, e Amici, senza invidia.
- Sosia
- Egli
- Si era messo a vivere da savio;
- Che a nostri dì l'assecondar ci da
- Gli Amici, e il vero partorisce odio.
- Simone
- Intanto, e son tre anni, venne a starsi
- Qui a noi vicina una femmina d' Andro,
- Cacciata dalla povertà, e dalla
- Poca cura de' suoi Parenti: bella
- Quanto poteva essere, e sul fiore
- Degli anni.
- Sosia
- Oime, io ho pure spasimo,
- Che cotesta Andriana non ci arrecchi
- Qualche malanno.
- Simone
- Prima ella faceva
- La onesta, e la ristretta vita, e piena
- Di disagio, cercando col filare,
- E col far tela di riparar allo
- Stato suo; ma poichè le furo intorno
- Uno, ed un' altro amante, a prometterle
- Danari; come siamo in questo mondo
- Inclinati a fuggire la fatica,
- E a darsi buon tempo; ella accettò
- Il partito, e si fè Donna da prezzo.
- Ora coloro, che amavanla, a casa
- Sua introdussero a sorte mio figliuolo;
- Perchè, come si fa, tenesse loro
- Compagnia. Fra me stesso io dissi subito:
- Certo egli è colto, e preso ha l'imbeccata.
- Ma la mattina, ch' io stava osservando
- I lor servi, che andavan sù, e giù;
- Ne pregava qualcuno caldamente,
- E diceva: O quel giovane, deh si
- Dimmi il ver per tua fe, chi si ebbe jeri
- Crisida? che così aveva nome
- Quell'Andriana.
- Sosia
- Benissimo.
- Simone
- Ed egli
- Diceva, or Fedro, or Clinia, ed or Nicerato;
- Che tutti questi tre erano suoi
- Innamorati. E che fè, io ripigliava,
- Panfilo? O che fec'egli! E' diè la sua
- Parte, mi replicavano, e cenò
- Con esso loro. A questi avvisi io tutto
- Godeva: così pur qualche altro giorno
- Questo lor domandava, e quel medesimo
- Ne ricavai, che con Crisida Panfilo
- Non aveva che fare. Cosicchè
- Io lo credeva la prudenza istessa,
- E l'essempio di continenza; che
- Chi prattica con cotal gente, e sta
- Onesto, fa tua stima, ch' ei saprà
- Guidarsi saviamente in ogni fatto.
- E tanto più ciò mi piaceva, quanto
- Mi dicean tutti ad una voce ogni
- Bene, e parlavan tutti della mia
- Buona fortuna, che avessi avuto
- Figliuol di sì buona indole. Che piu?
- Cremete, spinto dalla buona fama,
- Venne da sè medesimo a trovarmi,
- Per dar, e non ti dico con che dote,
- La sua figliuola unica al mio. Mi piacque
- Il partito, e gli diedi la parola;
- E si avean oggi a far le nozze.
- Sosia
- Or che
- Vi tien, che non sì facciano da vero?
- Simone
- Ascolta. Andati pochi giorni, dopo
- Questi trattati, la vostra vicina
- Crisida si morì.
- Sosia
- Oh bene sta:
- Mi avete proprio consolato. Oime,
- La gran paura, che mi fece quella
- Crisida.
- Simone
- Morta ch'ella fu, mio figlio
- Era là sempre con quei, che l'amavano;
- Ed unito con loro mettea in ordine
- L'essequie. Intanto anch'gli stava mesto,
- Di tratto in tratto accompagnando gli altri
- Con qualche lagrimuzza; e ciò mi piacque
- Perchè diceva cosi fra me stesso:
- Deh, vedi per pochissima amicizia,
- Ch'ebbe costui con quella Donna, tanto
- Cordialmente si porta alla sua morte:
- Che fare, s'ei l'avesse amata? e che
- Farà per me, suo padre? Io mi pensava,
- Che tutte quelle cose fosser segni
- Di umanità, ed effetti di animo
- Discreto. Or, che piu dico? Io parimenti,
- Io stesso, per suo amor vado al mortorio,
- Ancora senza alcun sospetto di
- Male.
- Sosia
- Oh, che cos'è?
- Simone
- Sta pure. Escono
- Col corpo, noi lo seguitiamo. Intanto
- Fra quelle Donne, ch'era là, mi scorrono
- Gli occhi, così per sorte, sopra una
- Giovinetta di un'aria.
- Sosia
- Buona forse?
- Simone
- E di un viso tanto modesto, e tanto
- Piacevole, che nulla più; e perchè
- Mi parve, ch'ella si rammaricasse
- Sopra di tutte, ed avenente era
- Sopra di tutte, e gentilesca; affronto
- Le serve, e lor domando chi Ella è.
- Mi rispondono, ch'ella è la Sorella
- Di Crisida. Mi dettero nel cuore
- Subitamente; e dissi oime, oime;
- Quì è il malanno, e di qui viene il pianto,
- Di qui le tribulazioni.
- Sosia
- O come
- Aspetto con paura dove abbiate
- A riuscire.
- Simone
- Si va avanti intanto
- Col mortorio, e noi dietro, alfin giungemmo
- Al sepolcro, e si adagia nella Pira
- La morta, e fansi i pianti. In questo mentre
- Quella Sorella ch'io ti ho detto, fassi
- Sconsideratamente, e con aperto
- Pericolo vicina a quella fiamma.
- Panfilo allora, come bello, e morto;
- Discoprendo l'amore, che sin là
- Avea celato, e dissimulato
- Si cautamente, accorre, e t'l'abbraccia
- Stretta ne' fianchi, e dice: o mia Gliceria,
- Deh, che fai tù? perchè vuoi straziarti
- Così? ed ella, e qui si può capire
- Che v'era avanti l'attacco, piangendo
- Lascioglisi cader in collo, in modo,
- Che si vedeva la domestichezza.
- Sosia
- Oh, cosa mi narrate!
- Simone
- Volto via
- Pien di veleno, e soffrendolo assai
- Di mala voglia: nè ci avea cagione
- Quanto bastasse per fargli un rimprovero;
- Che mi potea rispondere. Deh, che
- Ho fatto infine, che castigo merito
- Io, che fallo ho fatto padre? Io tenni
- Una, che si volea gittar nel foco,
- E l'ho salvata. La scusa era onesta.
- Sosia
- Pensate bene; perocchè, se voi
- Diceste male ad uno, che salvi
- La vita a un'altro. ehe fareste poi
- Ad un, che fesse danno, e male?
- Simone
- Il giorno
- Dietro, ecco Cremete, schiamazzando,
- Che era cosa indegna, ciocchè Panfilo
- Avea scoperto, ch'ei teneva quella
- Straniera, come sua moglie; ed io allora
- Cominciai a negar costantemente
- Cotesto fatto, ed egli pur a stare
- Saldo, ch'era cosi, e finalmente
- Si dipartimmo; come s'egli più
- Dar non volesse sua figliuola.
- Sosia
- Allora
- Non riprendeste vostro figlio?
- Simone
- Questa
- Nè pure era cagione, che bastasse
- Per farlo.
- Sosia
- No: perchè?
- Simone
- Perchè avria detto,
- Fate conto, o padre, che ci avete
- Voi dato il fine a questi miei disordini;
- Ed il tempo è dappresso, ch'io dovrò
- Farla a modo d'altrui: però lasciate,
- Ch'or me la faccia al mio.
- Sosia
- Dunque in che tempo
- Credete voi, che sarà da riprenderlo?
- Simone
- S'egli per questo amor non vorrà moglie,
- Ecco la prima ingiuria, di cui debbo
- Castigarlo, e per questo ora mi adopro;
- Acciocchè per cagione delle false
- Nozze, io m'abbia motivo di riprenderlo,
- S'ei mi si mette a dir di no. E poi
- Lo fo, perchè, se quello sciaurato
- Di Davo ha il cuore alle sue giunterie,
- Le adopri adesso, che colui si sforzi
- Con le mani, e co' piedi a farmi contra;
- Più per far onta a me, che per far cosa
- Grata a mio figlio.
- Sosia
- Perchè ciò?
- Simone
- Perchè?
- Per mala volontà, e per mal cuore.
- Ma se mi accorgo di tantino… Basta;
- Non più parole. Se come ricerco,
- Sarà prontezza in Panfilo; mi resta
- L'intoppo di Cremete; col qual poi
- Ci vorran le preghiere. Tuttavia
- Voglio sperar che ne lo svolgerò.
- Or deve esser tua cura finger bene
- Queste nozze, e por Davo in ispavento.
- E procura sapere quel che fa
- Mio figlio, e che consigli abbiano fra
- Di loro.
- Sosia
- Si; lasciatene la cura
- Di tutto a me. Orsù, andiamo in casa.
- Simone
- Va là tu innanzi; ch'io ti verrò dietro.
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