Andria/Atto primo/Scena V
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Atto primo - Scena V
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PANFILO, E MISIDA.
- Panfilo
- E' egli questo un fare, e un risolvere
- Da uomo? è questa un'azion da Padre?
- Misida
- Cos'è?
- Panfilo
- Poter di Dio, poter del Mondo!
- Sennon è questa una soperchieria,
- Che altro potrà esserlo? egli ha fermo
- Di darmi moglie: non era dovere,
- Ch' io lo fapessi avanti? e non dovere,
- Ch' ei me l'avesse detto prima d'ora?
- Mis.
- O rovinata a me; deh che parole
- Son queste?
- Panfilo
- Ora, che fa quel gran maestro
- Di Cremete, il qual'era sul negarmi
- La sua figlia per moglie? E' si sarà
- Mutato, poichè vede, ch' io non sono
- Per mutarmi. Così ostinatamente
- Egli si adopra, desolato me?
- Per istaccarmi a viva forza dalla
- Mia Gliceria? lo che se mai succede
- Sono spedito affatto. Deh, potrebbesi
- Trovar alcuno, più infelice, e misero
- Di me? Oh Dio, ch'io non possa sfuggire
- Per nessun modo il parentado di
- Cremete? In quante guise sono stato
- Schernito, vilipeso? Ecco accordata,
- Stabilita ogni cosa. Guata s'io
- Sto fresco. Io era il rifiutato, ed ora
- Sono il bramato: che viene a dir ciò?
- Sennon, che, come ho sospetto, vi sia
- Malizia sotto, e vogliano affibbiare
- Colei a me, poichè non troveranno
- A chi attaccarla.
- Misida
- Trista alla mia vita
- Questo ragionamento mi fa propio
- Spiritar di paura.
- Panfilo
- Che dovrò
- Dir di mio Padre? far un interesse
- Di tal fatta con tanta milensaggine?
- Così passando alla sfuggita per la
- Piazza, mi disse: Panfilo, tu dei
- Oggi tor moglie; apparecchiati; va
- In Casa; Ch'ei mi parve, che dicesse:
- Spacciati, vatti ad impiccare, ed io
- Rimasi li, come un palo, e va a dire,
- Ch'abbia potuto far una parola:
- Inventar qualche scusa goffa almanco,
- Sennon bugiarda, e maliziosa: io stetti
- Là muto, che se alcun dicesse, oh, che
- Avresti fatto, se ne fossi stato
- Prima avvertito. Averei fatto tanto,
- Ch' ora non farei questo. Che riparo
- Ci vuole imprima? Tante passioni
- Mi turbano, e mi fanno andar la mente
- In mille cose. L'amore da un lato
- E la compassion di questa, e lo
- Affrettamento delle nozze. Poi
- Dall' altro il vergognarmi di mio Padre,
- Il qual sì dolcemente fino a quì
- Mi lasciò viver di mia volontà.
- Averò dunque animo di oppormi
- A ciò ch'ei voglia? Ahi, ch'io non so, che deggia
- Farmi.
- Misida
- Meschina a me, che non so dove
- Finirà questo dubbio. Ma bisogna,
- O ch' ei si abbocchi con lei, o sì ch'io
- Parli con lui qualche cosa di lei
- Perocchè quando l'animo è in bilancia
- Per ogni pocolino dà giù da
- Una, o dall'altra parte.
- Panfilo
- Chi favella
- Di qua? Buongiorno, Misida.
- Misida
- Oh, buongiorno
- Panfilo.
- Panfilo
- Che fa ella?
- Misida
- Domandate?
- Ella ha le doglie, poverina, ed è
- Travagliata di ciò, che s'hanno a fare
- Oggi le vostre nozze: inoltre teme,
- Non voi l'abbandoniate.
- Panfilo
- Che di tu?
- Come vuoi tu, ch'io potessi tentare
- Questo? Come vuoi tu, ch'io sofferissi,
- Che la trista recassesi da me
- Inganno alcuno; se ella dette a me
- Il suo cuore, e la vita sua, ed io
- L'ho avuta sopra modo cara, come
- Mia moglie? Lascierei, ch'essendo ella
- Allevata sì bene, e ammaestrata
- Sì onestamente; fosse poi costretta
- Dalla necessità a rovinarsi?
- Non saprei farlo mai.
- Misida
- Io ne son certa
- Inquanto a voi; ma il punto sarà vincere
- La violenza.
- Panfilo
- Tiemmi tu per tanto
- Vigliacco, tiemmi per sì sconoscente,
- Salvatico, e crudel, che nè la pratica
- Nè la vergogna, nè l'amor mi movano
- Nè tengan persuaso a mantenerle
- Fede?
- Misida
- Io so sol, ch'ella meriterebbe
- Che non ve la scordaste.
- Panfilo
- Ch'io non me
- La scordassi. Oime, Misida, Misida,
- Ancora io le ho scritte in mezzo all'anima
- Quelle parole, che mi disse Crisida
- Di Gliceria. Ell'era per morire,
- Che mi chiamò, ed io le andai vicino:
- Voi eravate fuori tutte, ed ella
- Incominciò, ch'eravamo noi soli:
- Panfilo mio, tu vedi la bellezza,
- E l'età di costei: tu sai benissimo
- Quanto queste due cose posson esserle
- Dannose per salvar la sua onestà,
- E la sua roba; onde per questa mano,
- Ch'io ti stringo, ti prego, e per la buona
- Tua indole, per la tua fede, e per la
- Orfanità di lei, io ti scongiuro,
- Che tu non rompa seco l'amicizia:
- E che non l'abbandoni, e se t'ho amato.
- Come un carnal fratello, e s'ella ha fatto
- Sempre stima di te, e se ti fu
- Ubbidiente in ogni cosa, io le
- Ti do in marito, in amico, in tutore
- Ed in Padre: e a te lascio la cura
- Di questi nostri beni, e raccomandolo
- Alla tua fede. Poscia mi ripose
- La mano di Gliceria in mano, e subito
- Spirò. sò l'ho accettata, e sarò sempre
- In suo prò.
- Misida
- Così spero.
- Panfilo
- Ma perchè
- La lasci tu?
- Misida
- Io vo, che ho a chiamare
- La Levatrice?
- Panfilo
- Spacciati: ma ascolta
- Un poco; guarda non le far parola
- Di queste nozze, che non aggiungessi
- Anche questo al suo mal.
- Misida
- Buono, io v'intendo.
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