Juvenilia/Libro II/A Febo Apolline
Da Wikisource.
| ◄ | Canto di primavera | A Diana Trivia | ► |
De la quadriga eterea
Agitator sovrano,
Sferza i focosi alipedi,
Bellissimo Titano.
5Te pur, de l'ugna indocile
Stancando il balzo eoo,
Chiamáro in van ne' vigili
Nitriti Eto e Piroo,
Quando la bella Orcamide
10Ti palpitò su'l core
E gli achemenii talami
Chiuse ridendo Amore.
E a noi con l'alma Venere
Facile Amor si mostra,
15E noi gli amplessi affrettano
De la fanciulla nostra.
In vano, in van la rigida
Madrigna a me la niega;
Amor che tutto supera,
20Amor che tutto piega,
Vuoi, fausto iddio, commetterla
Ne le mie mani e vuole
I nostri amor congiungere,
Te declinato, o Sole.
25Ed ella omai le tacite
Cure nel petto anelo
Volge, e te guarda. Oh giungati
Il caro sguardo in cielo!
Dolce fiammeggian l'umide
30Luci nel vano immote:
Siede pallor lievissimo
In su le rosee gote.
Ecco, presente Venere
Ne l'anima pudica
35Regna, e il pensier virgineo
Con forza empia affatica.
Cotal forse aggiravasi
Ne la stanza odiosa
Del giovinetto Piramo
40L'inaugurata sposa,
E in cor pensava i gaudii
Al fido orror commessi
Ed i furtivi talami
E i raddoppiati amplessi:
45In tanto Amor gemeane,
De' preparati lutti
Già fatalmente prèsago
E de' mutati frutti.
Ma le dolenti imagini
50Si portin gli euri in mare:
Diciam parole prospere:
Benigno Amor ne appare.
Oh sperar lungo e timido,
Oh d'angosciose notti
55False quïeti, oh torbidi
Sogni dal pianto rotti!
Mercé, mercé! pur compiesi
Il dolce e fier desio,
Pur debbo al fine io stringerla
60Su questo petto mio!
Ah no che sen piú candido
Endimion non strinse
Quando notturna Venere
La schiva dea gli scinse!
65Io ardo. Amore infuria
Nel fulminato petto;
E corro, e guardo, ed Espero
Gridando in cielo affretto.
Pietà, divino Apolline!
70Spingi i destrier celesti,
Le inerti Ore sollecita;
Ruina.... A che t'arresti?
E ancor rattieni il cocchio
In su I' estrema curva?
75E ancor l'ancella undecima
Lenta su 'l fren s' incurva?
Male io sperai te facile
Al suon di mie querele,
Sempre a gli amanti infausto,
80Sempre in amor crudele!
Clizia oceania vergine
Per te conversa in fiore
Ancor mutata sèrbati
Il non mutato amore.
85Imprecò già Coronide
Per te al disciolto cinto:
Amícle un giorno e Tàigeta
Pianser per te Giacinto.
Ma e tu d'amor gl'imperi,
90Tu, petto immansueto,
Durasti; e i greggi a pascere
Pur ti ritenne Admeto.
Te solitari attesero
I templi ermi del cielo,
95Né piú muggia da gli aditi
La religion di Delo.
Giacea de'tori indocili
Dal vago piè calcato
L' arco divino argenteo
100In abbandon su' l prato.
Né bastò l'arte medica
Verso la cura nova:
Ahi, sol di furie e lacrime
Il nostro iddio si giova.
105Né tra le dita ambrosie
Piú ti splendea la lira,
Quella onde al padre caddero
Sovente i fuochi e l'ira.
E che? l'avena rustica
110Dal labbro tuo risona,
0 figlio de l'Egioco,
0 figlio di Latona?
Tu d' amor gemi, ed orride
Co' l muggito diverso
115Rompon le vacche tessale
La dotta voce e il verso.
Fama è però che memre
Tu de l'incendio antico
A gli amorosi giovini
120Nume ti porgi amico.
E i vóti a te salirono
Del buon Cerinto grati,
Quando immaturi pressero
L' egra Sulpizia i fati:
125Tu al bel corpo le mediche
Mani applicar godesti,
Tu al giovinetto cupido
Integra lei rendesti.
E giorno fu che in trepida
130Cura Tibullo ardea:
Varia di amori il candido
Vate Neera angea.
Gemeva egli le vigili
Piumne stancando in vano:
135Ma in piena luce videti
Il cavalier romano.
Pe 'l lungo collo eburneo
Intonsi i crín fluire
Vide e stillar la mirtea
140Chioma rugiade assire.
Qual de la luna in placido
Sereno, era il candore:
Era nel corpo niveo
Di porpora il colore,
145Come al settembre tingonsi
Bianche mele fragranti,
Come fanciulle intrecciano
I gigli a li amaranti.
- Soffri, dicesti: ad Albio
150Serbata è pur Neera:
Tendi le braccia a i superi
Con molta prece, e spera.-
E anch' lo pregai: di lacrime
Io gli abbracciati altari
155Sparsi: e non furo i superi
A me di grazia avari.
Non io lamento perfida
La mia fanciulla, escluso
Non io gli aspri fastidii
160De la superba accuso;
Né de le mense eteree
Vuol che ti prenda oblio,
Ed entri, almo Latoide
Quest' umil tetto mio.
165Mi dolgo io ben che tardisi
A le mie gioie l'ora
Dal corso tuo che a Nereo
Par non accenni ancora.
Dolgomi.... Ahi folle! inutili
170Quèrele io spando: errore
Al cor m'induce il memore
Libetrico furore.
Te da le valli tessale
Te da l'egea marina
175Vedea de' vati ellenici
La fantasia divina,
Giovine iddio bellissimo
Pe' i cieli ermi sorgente:
Ignei tu avevi alipedi,
180Carro di fiamma ardente;
E intorno ti danzavano
Ne la serena spera
Le ventiquattro vergini
Fósca e vermiglia schiera.
185Né vivi tu? né giunseti
Del vecchio Omero il verso?
E Proclo in van chiamavati
Amor de l'universo?
Il vero inesorabile
190Di fredda ombra covrio
Te larva d'altri secoli,
Nume de'greci e mio.
Or dove il cocchio e l'aurea
Giovanil chioma e'rai?
195Tu bruta mole sfolgori
Di muto fuoco, e stai.
Ahi! da le terre ausonie
Tutte fuggir li dèi:
In vasta solitudine,
2000 Musa mia, tu sei.
In vano, o ionia vergine,
Canti, ed evochi Omero:
Surge, e minaccia squallido
Da' suoi deserti il vero.
205Vale, o Titano Apolline,
Re del volubil anno!
Or solitario avanzami Amore,
ultimo inganno.
Andiam: de la mia Delia
210Ne gli atti e nel sorriso
Le Grazie a tre si mostrino
Quai le mirò Cefiso;
E pèra il grave secolo
Che villa mi spegnea,
215Che agghiaccia il canto ellenico
Ne l'anima febea!
| ◄ | Canto di primavera | A Diana Trivia | ► |