Le odi di Orazio/Libro secondo/XI

Da Wikisource.
Libro secondo
XI

../X ../XII IncludiIntestazione 1 marzo 2011 75% letteratura

Libro secondo - X Libro secondo - XII
[p. 83]

XI.


Ciò che il guerriero Cantabro mediti,
    Irpino Quinto, ciò che dall’Adria
        Frapposto lo Scita diviso,
        4Non cercar, non tremare al pensiero

D’angustíosa vita: s’involano
    Gioventù fresca e beltà all’arida
        Canizie, che amori lascivi
        8Ed agevoli sonni discaccia.

Non sempre i fiori d’april pompeggiano;
    Non sempre a un modo rosseggia nitida
        La luna: in propositi eterni
        12A che l’anima breve affatichi?

O perchè, all’ombra d’un alto platano
    Ovver di questo pino sdrajandoci,
        Odorati di rose il crin bianco,
        16E di nardo d’Assiria soffusi,

[p. 84]


Finchè ci è dato, non bere? Dissipa
    Evio l’edaci cure. Qual celere
        Garzon dell’ardente falerno
        20Tempra i nappi nell’onda fugace?

Chi fuor di casa trarrà la dèvia
    Ragazza Lide? Su, di’ che affrettisi
        Con cetra d’avorio ed incolta
        24Chioma attorta alla foggia spartana.

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue