Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/119

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49 beri secolari ci invitano al raccoglimento e alla meditazione. Contemplando quelle forme colossali cotanto superiori alla nostra piccolezza, noi non possiamo non domandare a noi medesimi , chi ha osato concepire opere sì vaste, chi effettuarle? Chi ha seminati quegli alberi, la cui superba cima tocca le nubi? Chi li fece abbarbicare sì fortemente, che vagliano a sostenersi per lo decorso di più e più secoli contro l’impeto degli aquiloni? Chi apre le catarrate del cielo per farne scaturire le rugiade e le pioggie occorrenti a coronarli d’anno in anno di novella verzura e renderli per così dire immortali? Chi se non l’ineffabile divina sapienza creatrice e conservatrice dell’Universo e di tuttociò che in esso contiensi?» — Alla vista di questi impassibili testimonii delle età che furono, che sopravvissero invitti a quei terribili rivolgimenti, onde tanti imperi crollarono, tanti sorsero sulle loro rovine, non può fare l’uomo, se pure il suo cuore non è chiuso ad ogni nobile sentimento, ch’ei non innalzi un’inno di ringraziamento e di lode a Colui, d’onde gli vennero tanti e sì preziosi tesori.