Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/334

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penso per la riferita rinuncia[1]. Esso abbate era già stato l’anno antecedente scomunicato; forse perchè si dimostrava troppo renitente a dimettere col fatto le pretese alle quali avea rinunciato in iscritto, cioè sulla validità della sua elezione a vescovo di Trento, fatta da papa Eugenio. Ciò si rileva da una lettera di Andrea da Molino, podestà di Roveredo e della valle Lagarina, responsiva ad un’altra del vescovo Giorgio che l’accertava di aver dato il permesso all’arciprete di denunciare pubblicamente la scomunica vibrata contro il suddetto abbate. Nel medesimo anno il vescovo Giorgio rinnovava alla nobile famiglia dei Tono la investitura feudale di tutti i castelli, vassalli, decime ed altri diritti esistenti nell’Anaunia e nella valle di Sole, in Termeno, in Cortazza ed altrove, come erano stati goduti dagli antenati [2].

Vanta il Tirolo una bolla di Nicolò V, data nel 1451, a favore dell’imperator Federico, colla quale si concede a lui ed ai suoi eredi di poter collettare il clero di suo dominio, in caso di urgenza, senza il consenso dei vescovi diocesani; della di cui autenticità però non ci consta, come neppure della esistenza di un’altra in tale argomento, che si pretende accordata da papa Eugenio IV nel 1445.

Mentre nel 1451 il vescovo Giorgio ritrovavasi in Innsbruck, i popoli di Rendena, di Tione, di Bono, di Condino e di Saone inferiore e superiore, che for-

  1. Miscellanea Alberti, T. VI, fol. 186.
  2. Miscell. Alberti, T. VII, fol. 43.