Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/446

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perpetua ed uno statuto riguardante la vendita dei beni[1]; i proprii privilegi alle pievi del Banale, di Lomaso e di Bleggio nelle Giudicarie[2]; a Pellegrino dei Busi la investitura della giurisdizione di Nomi[3]; la conferma della promessa fatta dal vescovo Giorgio nel 1451 agli uomini di Rendena, di Tione, di Bono, di Condino e di Saone inferiore e superiore, quando ritornarono all’ubbidienza della Chiesa di Trento[4]; certi regolamenti agli uomini di Condino e di Brione[5]. Nel medesimo anno il vescovo Bernardo ricevette dall’imperatore Massimiliano l’avviso di aver chiamato molti falegnami dal borgo di Forogiulio o da Imola, per essere impiegati in Riva alla fabbrica delle navi in difesa del lago di Garda[6]. Il primo decembre di quest’anno fu in Noions segnata la pace fra Carlo re di Spagna, interveniente in nome dell’imperatore Massimiliano, e Francesco re di Francia; in forza della quale la città di Verona col suo territorio doveva da Cesare consegnarsi a re Carlo, e da questo al re di Francia, il quale potesse disporne a suo piacere; e benchè i Veneziani pretendessero, Riva e Rovereto appartenere al territorio di Verona, fu stabilito che i detti luoghi restassero a Massimiliano, assieme ai Quattro Vicariati al distretto di Riva e alle ville di Torbole e Nago. Re-

  1. Miscellanea Alberti, T. III, fol. 171.
  2. Miscell. Alberti, T. III, fol. 218.
  3. Miscell. Alberti, T. III, fol. 189.
  4. Miscell. Alberti, T. III, fol. 222.
  5. Miscell. Alberti, T. III, fol. 172-201.
  6. Miscell. Alberti, T. VI, fol. 225.