Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/113

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robinson crusoe 91


abbastanza, perchè mi mancava un canestro e una carriuola. Un canestro non poteva farmelo in nessuna maniera, perchè io non aveva fin allora intorno a me, o almeno non l’aveva trovata, veruna pianta che, pieghevole come vimini, fosse opportuna a tale lavoro; quanto poi alla carriuola capiva che avrei potuto far tutto fuorchè una ruota, genere di manifatture estraneo affatto alle mie cognizioni, ed impresa per conseguenza della quale non sarei venuto a capo giammai; oltrechè, io non aveva alcun modo di procurarmi una caviglia di ferro che passando pel centra o asse della ruota stessa la facesse girare. A questa idea pertanto io rinunziai; e per portar via la terra ch’io scavava nella grotta, mi feci come una specie di quei truogoli entro cui i manovali portano la calcina ai muratori. Tal cosa non mi fu tanto difficile quanto il fabbricarmi una vanga; ciò non ostante e il truogolo e la pala e il tempo speso nello studiare a farmi una carriuola non mi portarono via meno di quattro giorni; così almeno credo, eccettuata sempre la passeggiata della mattina col mio moschetto, che rare volte io tralasciava e che rarissime volte ancora mancava di fruttarmi alcun che da mangiare.

23. L’altro mio lavoro riposò finchè non ebbi terminati gl’indicati stromenti. In questo giorno vi tornai con tutta quella intensione che il tempo e le mie forze mi permisero; onde diciotto interi giorni, cioè fino al 10 del seguente dicembre, furono spesi nel far più larga e profonda la mia grotta, affinchè tutte le cose mie vi si allogassero comodamente.

Nota. — Durante tutto questo tempo io mi adoperai a rendere tale grotta o stanza tanto spaziosa, che mi facesse ufizio di guardaroba o magazzino, di cucina, di tinello e di cantina. Quanto alla camera da letto, non mi dipartii dalla tenda, se non tal volta nelle giornate umide, quando la pioggia cadeva sì fitta ch’io non potea mantenermi asciutto, il che m’indusse in appresso a coprire tutto il mio edifizio posto entro la palizzata con lunghe pertiche, che in forma di travicelli si appoggiavano contro alla montagna e che riparai con pezzi di vele e larghe foglie d’alberi a guisa di un tetto di stoppia.

10 dicembre. Io cominciava a credere ora che la mia grotta o cantina fosse finita, quando in un subito (convien dire ch’io l’avessi tenuta troppo larga) una grande quantità di terra cominciò a dirupare dalla cima e da un lato sì fortemente che n’ebbi grande paura; ne era una paura senza ragione, perchè se vi rimaneva sotto, non