Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/193

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robinson crusoe 163


trovava; a vedere com’io, rimasto tuttavia vivo, non avessi di che lamentarmi, ove pensassi che non aveva ricevuto un castigo abbastanza proporzionato alle mie colpe; com’io colmato di tante beneficenze che non avrei mai potuto aspettarmi in questo soggiorno, dovessi non dolermi mai del mio stato, ma goderne e ringraziare Dio continuamente per quel pane giornaliero che solamente una serie, un prodigioso cumulo di meraviglie poteano procurarmi; come io dovessi considerarmi nudrito per miracolo simile a quello che mandò il cibo ad Elia per mezzo dei corvi, anzi per una lunga serie di miracoli; com’io non potessi immaginarmi in questa disabitata parte del mondo un luogo ove potessi essere gettato con mio maggiore vantaggio; un luogo ove se io non aveva società, che era un dolore da una banda per me, nemmeno temea d’incontrare affamati lupi o furiose tigri o altre fiere che minacciassero la mia vita; non animali velenosi di cui potessi cibarmi con mio pregiudizio; non selvaggi che mi trucidassero o divorassero. In una parola, se la mia vita era vita di penitenza per un lato, era di misericordia per l’altro; nè per rendermela una vita di consolazione mancavami altro, che riconoscere la bontà usatami dal Signore e la sollecitudine ch’egli degnava prendersi di me in questo stato. Fattomi un buon nutrimento di tali meditazioni, io mi partiva da esse ch’io non era più malinconico.

Intanto io avea soggiornato quivi sì lungo tempo, che molte delle cose di cui mi provvide il vascello naufragato, erano o affatto consumate, o molto danneggiate, o vicinissime a finire.

Il mio inchiostro, come notai, volgeva al suo fine da qualche tempo, e me ne rimaneva solo pochissimo che andava allungando a poco a poco con acqua, divenuto indi sì smorto, che lasciava appena una apparenza di nero sopra la carta. Finchè mi durò, me ne valsi a registrare i giorni del mese in cui mi accadeva alcun che di notabile; e nel fare il computo de’ tempi andati potei scorgere una singolare connessione tra i giorni di ciascun anno e i vari avvenimenti occorsimi, su la quale particolarità del mio registro, se fossi stato superstiziosamente inclinato a distinguere i giorni fausti dai giorni infausti, avrei avuto ragione di fermarmi con una grande dose di curiosità.

Primieramente osservai che quel giorno in cui, abbandonati i miei genitori e congiunti, fuggii da Hull per imbarcarmi, fu un anno