Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/245

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robinson crusoe 205


Divisamenti or d’un modo or d’un altro dopo la scoperta fatta.



Poichè nella presente mia condizione non erano invero molti i bisogni di cui dovessi inquietarmi, credo da vero che lo spavento datomi da quegli sgraziati selvaggi, e le cure presemi per non cadere nelle loro mani avessero reso alquanto ottuso l’acume del mio ingegno inventivo nel crearmi nuovi comodi della vita. Aveva quindi lasciato andar a male un bel disegno, su cui una volta si era tanto lambiccato il mio cervello: il provare cioè se avessi potuto frangere qualche poco del mio orzo e farmi della birra. Era questo, per vero dire, un pensiere un po’ strambo, e più d’una volta mi son deriso da me medesimo per la goffaggine d’averlo concepito. Doveva ben vedere ad una prima occhiata come delle cose necessarie a fabbricare la birra me ne mancassero tante in quest’isola, che mi sarebbe stato impossibile di supplire a tal uopo. Primieramente mi mancavano botti per conservarla, suppellettile che, come notai altrove, non ho mai potuto arrivare a mettere insieme, ad onta di giorni, di settimane, di mesi impiegati in prove per averne, ma sempre indarno. In secondo luogo io non aveva lupoli per far che la mia birra durasse, non lievito per farla fermentare, non pentola o vaso a proposito per farla bollire; pure con tutte queste mancanze, io credo costantemente che senza le paure e i terrori eccitati in me dalla possibilità di uno sbarco di selvaggi, mi sarei posto a questa impresa, e forse ne sarei giunto a termine; perchè di rado dismisi lavori senza averli compiuti, quando una volta mi fosse saltato in testa il ghiribizzo di cominciarli. Ma la mia immaginazione aveva ora presa tutt’altra via; perchè notte e giorno non era buono di pensare ad altro, che se potessi uccidere qualcuno di que’ mostri in mezzo alle spietate, sanguinose lor gozzoviglie e strappare dall’unghie loro