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robinson crusoe 221


Sbarco di selvaggi su la costa occidentale dell’isola.



Era sopravvenuto il dicembre, e si compiva, come già dissi, l’anno ventesimo terzo della mia solitudine, alla stagione del solstizio estivo, perchè iemale non posso chiamarlo, quando era pure il tempo del mio ricolto che mi chiamava risolutamente ai campi. Una mattina di bonissima ora, prima dello spuntare dell’alba fui sorpreso al vedere la luce di un qualche fuoco acceso sopra la spiaggia ad una distanza di circa due miglia da me verso l’estremità dell’isola, dove avea osservato che erano sbarcati dianzi alcuni selvaggi; e non dall’altra parte, ma, per mia grande desolazione, dalla mia.

Fu sì tremenda la sorpresa cagionata in me da tal vista, che, fermatomi entro il bosco posto innanzi all’ultima mia palizzata, non ardii procedere oltre; pur nemmeno qui avea pace in pensando che que’ selvaggi nel girare per l’isola avessero potuto trovare la mia messe o in piede o mietuta, o alcuno de’ miei lavori e miglioramenti, donde avrebbero subitamente conchiuso che qualcuno abitava qui, nè sarebbero mai stati contenti finchè non mi avessero scoperto. Ridotto a questi estremi tornai a rintanarmi nella mia fortificazione, tirandomi la mia scala addietro, non senza prima aver dato tutta quell’apparenza selvaggia e conforme allo stato di natura, come potei meglio, al terreno tra il bosco e la seconda palizzata.

Quando fui dentro mi posi in istato di difesa. Caricai la mia artiglieria, come io chiamava i miei moschetti piantati contro alla mia nuova fortificazione, e tutte le mie pistole, risoluto di difendermi sino all’ultimo fiato. Non dimenticai nel tempo stesso di raccomandarmi alla protezione divina e di pregare fervorosamente il Signore