Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/263

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robinson crusoe 223


Avevano rimurchiate alla spiaggia le due piroghe che li condussero, ed essendo quella l’ora del riflusso, aspettavano, a quanto congetturai, il ritorno del flusso per andarsene via nuovamente. Non è cosa facile l’immaginarsi la costernazione in cui mi pose tal vista, specialmente osservando che erano venuti dal mio lato dell’isola ed in oltre in tanta vicinanza alla mia abitazione. Ma quando considerai che il loro arrivo cadea sempre colla corrente del riflusso, cominciai a starmene col cuor più tranquillo su i casi avvenire; perchè dissi a me stesso: «Ogni qual volta nessun di coloro sia sbarcato prima del flusso, in questo mezzo potrò andarmene attorno in tutta sicurezza;» la quale osservazione fece sì che in appresso mi stetti con animo più tranquillo ai lavori del mio campo, quando vedeva il tempo propizio per andarvi.

La cosa andò com’io me l’avea immaginata, perchè appena la marea si diresse all’occidente, li vidi tutti raggiugner la loro piroga e dar di remi o di pagaie, come si dice in questi paesi. Ho dimenticato notare che durante un’ora o anche più prima della partenza fecero una delle loro danze, come potei accorgermene dalle loro posture e gesti che mi mostrava il mio cannocchiale. Le mie minute osservazioni mi fecero bensì scorgere che coloro, privi d’ogni vestito, erano ignudi come Dio li avea fatti, ma non giunsi a distinguere il sesso di nessuno di essi.

Appena vedutili imbarcati e partiti, mi posi due moschetti su le spalle, due pistole nella mia cintura ed a fianco il mio spadone privo di fodero, indi con quanta speditezza potei, ne andai su la collina donde gli aveva veduti la prima volta. Giunto colà, (nè vi fui in meno di due ore, perchè, carico d’armi com’era, non poteva affrettare il passo) vidi che tre altre piroghe di selvaggi vi erano state, e che in quel momento solcavano a tutto remo il mare per tornarsene al continente. Fu questa una vista spaventosa per me, principalmente allorchè trasferitomi alla spiaggia, trovai le orrende vestigia dell’inumano fatto cui avevano dato opera prima di partire: il sangue cioè, le ossa e i brani di carne umana rosecchiati e divorati da quegli scellerati nella barbara loro gozzoviglia.

Mi comprese di tanta ira un tale spettacolo che tornai a meditare la distruzione di costoro, qualunque fosse il numero de’ primi che avrei veduti capitar su la spiaggia. Mi parve per altro che tali visite di selvaggi non fossero molto frequenti, perchè stetti circa quindici