Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/271

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robinson crusoe 231


acqua dolce, una bussola per dirigere la mia navigazione, un fiaschetto di rum, chè me ne rimaneva in serbo un’abbondante provvigione, ed un canestro di uva appassita; con le quali cose venuto alla mia piroga, la vuotai dell’acqua sotto cui la teneva nascosta ad ogni sguardo vivente, la misi a galla, vi posi entro tutto il mio carico, indi andai a casa di nuovo per prenderne dell’altro. Questo secondo carico consistè in un grande sacco di riso, il mio ombrello da tenermi al di sopra del capo, un altro gran fiasco di acqua dolce, circa due dozzine di piccole pagnotte o focacce d’orzo, che era più di quanto pane aveva portato la prima volta, un fiasco di latte di capra ed un cacio: tutte le predette cose, non senza grande fatica e sudori, trasportai nella mia piroga e, pregato Dio che proteggesse il mio cammino, mi posi in via e remigai radendo la spiaggia, sinchè finalmente fui alla punta dell’isola a nord-est (greco). Essendo questo il momento di lanciarmi entro l’oceano, cominciai ad essere tra il sì e il no di correre un tale rischio. Contemplate le due rapide correnti che costantemente tagliano le onde in una data distanza fra loro ad entrambi i lati della spiaggia, il sapere che erano state per me sì formidabili, la rimembranza del pericolo in cui mi avea trovato per l’addietro, fecero che cominciasse a mancarmi il coraggio. Prevedea che ogni qual volta venissi portato entro l’una o l’altra delle due correnti, sarei stato spinto per un bel tratto nell’alto mare, e forse di nuovo fuor del tiro o della vista dell’isola: nel qual caso qualunque lieve brezza che si fosse levata bastava, tanto piccola era la mia navicella, a perdermi senza riparo.

Questi pensieri mi disanimavano tanto, che io era già per togliermi della mia impresa; ed avendo tirata la mia piroga entro una caletta della spiaggia, ne uscii andandomi a sedere sopra un piccolo rialzo di terra, grandemente pensieroso e perplesso tra la paura e il desiderio su quel che far dovessi. Mentre stava così meditando, mi accorsi che la marea saliva verso la spiaggia, onde la mia andata diveniva malagevole per molte ore. Dopo tale considerazione, mi occorse subito alla mente l’idea di andarmi a collocare su la più alta eminenza che mi fosse riuscito trovare, e vedere, se poteva, qual direzione prendessero le ondate delle correnti quando la marea veniva verso la spiaggia, e ciò per assicurarmi, se mentre la rapidità di esse mi porterebbe in alto mare per una via, non potrei sperare che la stessa rapidità mi conducesse a casa per una via diversa.