Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/314

Da Wikisource.
270 robinson crusoe


Gli descrissi i paesi dell’Europa, e singolarmente l’Inghilterra donde io procedea, e le usanze nostre di vivere e il modo di comportarci così verso il Dio unico che adoriamo, come gli uni rispetto agli altri, e il nostro traffico marittimo esteso a tutte le parti del mondo. Nel dare ad esso un’idea del vascello su cui feci naufragio, gli accennai, come potevasi in quella distanza, il luogo ove arrenò; ma, andato in pezzi da tanto tempo, non ne rimanea più vestigio. Potei bensì mostrargli i frantumi di quella scialuppa che senza averci potuto condurre a salvamento era stala trasportata dalla burrasca sopra la spiaggia e che tutte le mie forze non furono buone di smovere.

Veduta quella scialuppa, Venerdì stette meditabondo e senza dir nulla per qualche tempo; onde chiestogli finalmente a che cosa pensasse, mi rispose:

— «Me veder cosa simile a cosa venuta stare con mia gente.»

Mi ci volte un pezzo a capirlo; ma finalmente, fattolo spiegar meglio, intesi che una scialuppa simile a quella era venuta a stare su la spiaggia del suo paese, cioè, come disse in appresso, vi era stata portata dall’impeto di una burrasca. In quel momento m’immaginai che qualche nave europea essendo naufragata presso quella costa, se ne fosse staccata una scialuppa, gettata indi dal furor delle ondate sopra la spiaggia; ma fui sì duro d’intelletto da non venirmi una sola volta in mente ch’essa contenesse uomini sottrattisi al naufragio. Nè pensai alla nazione cui la scialuppa appartenesse, e mi limitai soltanto a chiedere una descrizione di essa: descrizione che il mio Venerdì mi fece, se vogliamo, con qualche garbo; ma il momento in cui si conciliò tutta l’attenzione mia fu quando aggiunse con certo interessamento:

— «Noi aver salvati uomi bianchi da annegarsi.

— Come! gli chiesi, vi erano uomi bianchi nella scialuppa?

— Si, barca piena d’uomi bianchi.

— Quanti erano?»

Venerdì ne contò su le dita diciassette.

— «E che cosa è avvenuto di loro?

— Loro vivere; stare con mia gente.»

Ciò suscitò nuovi pensieri nella mia mente; credei cioè appartener tali uomini al vascello naufragato a veggente della mia isola com’era solito chiamarla io; mi figurai che quando il vascello fu battuto contro allo scoglio e videro irreparabile la loro perdita, si fossero gettati nella scialuppa, approdando a qualunque rischio in quella terra