Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/325

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sarebbe tornato. Per difenderla poi dalla pioggia adunammo un grande fascio di rami d’albero, de’ quali le facemmo un coperchio fitto come il tetto di una casa. Indi così disposte le cose, aspettammo i mesi di novembre e decembre nei quali divisava tentar la mia impresa.





Straordinario avvenimento.



Mentre la bella stagione cominciava a mostrarsi e con essa ad ingagliardirsi i divisamenti della mia andata, io ne faceva gli apparecchi ogni giorno; e per prima cosa andava mettendo in disparte una certa quantità di provvigioni che dovevano essere le vettovaglie del nostro viaggio. M’affaccendava una mattina ad una di tali cose, quando, chiamato a me Venerdì, gli dissi d’andare alla spiaggia per vedere se gli riuscisse trovare una testuggine o tartaruga, cibo che non ne mancava mai, una volta almeno per settimana, e del quale eravamo ghiottissimi, sia per le uova, sia per la carne stessa. Venerdì non istette lungo tempo, che tornò addietro tutto ansante, e, scalato il piccolo muro della mia fortezza, corse a me che i suoi piedi non toccavano terra.

— «Ah padrone! padrone! Gran disgrazia! gran disgrazia! egli sclamava.

— Che è stato, Venerdì?

— Ah! laggiù venuti uno, due, tre canotti, uno, due, tre canotti venuti là.»

A questo suo modo di dire io credei che i canotti fossero sei, ma in appresso mi persuasi che erano tre solamente.

— «E per questo, Venerdì? Non vi spaventate!»

Io cercava d’incoraggiarlo alla meglio; ma vedeva che il poveretto era atterrito fortissimamente, perchè null’altro eragli saltato in