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Arrivo in Inghilterra e partenza per Lisbona.



Giunto nell’Inghilterra io era straniero in mezzo ai miei, come se non ci fossi mai stato. La mia fedele maggiordoma e benefattrice, nelle cui mani aveva depositato il mio danaro, vivea tuttavia, ma era stata percossa da gravi sventure. Vedova una seconda volta, i suoi affari andavano male assai. Per parte mia la liberai d’ogni molesto pensiere circa la somma di cui m’andava debitrice, assicurandola ch’io non aveva intenzione di recarle disturbo; ma che al contrario, grato alle prime prove datemi di sua affezione ed onesta, l’avrei sollevata sin dove lo comportava lo stato mio; che per altro, a dire la verità, in quel momento non mi permetteva di fare gran cosa. Ciò non ostante la assicurai che non mi sarei mai dimenticato delle sue passate cordialità; nè me ne dimenticai certo quando mi trovai in grado di soccorrerla, come si vedrà a suo luogo.

Trasferitomi indi nella contea di York, trovai morti mio fratello e mia madre; in somma estinta l’intera mia famiglia, eccetto due sorelle e due figli d’uno de’ miei fratelli. Essendo io stato creduto morto per sì lungo tempo, nulla vi rimaneva della mia parte; in guisa che, non potendo qui far conto su nulla, lo scarso danaro portatomi poteva aiutarmi ben poco a stabilirmi nel mondo.

Ma mi avvenni in un tratto di gratitudine, che, per dir vero, non mi avrei aspettato giammai. Il padrone del bastimento ch’io riuscii si fortunatamente a salvare, fece ai proprietari delle mercanzie contenutevi un sì bel racconto del modo ond’io campai e il carico e il vascello e le vite degl’innocenti minacciate da estremo rischio, che quella società volle vedermi, e non contenta a ringraziarmi nel più cortese modo, mi attestò a spese comuni la sua gratitudine con un presente di circa duecento sterlini.