Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/468

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miglioramenti fatti da lui e dalla sua gente nel tempo di mia lontananza. Consentii pertanto ad andarmene con lui. Ma, oh Dio! io non potea raccapezzare il mio vecchio soggiorno, come se non ci fossi stato giammai. Avevano piantati tanti nuovi alberi, aveano dato a questi un tale collocamento, erano sì fitti e intralciati fra loro, avevano in oltre avuto dieci anni di tempo per crescere a sì enorme grossezza che, per venire alle corte, il luogo era divenuto inaccessibile fuorchè per chi conoscea certi andirivieni e viottoli ciechi che potea trovare sol chi gli aveva in quella maniera disposti. Gli domandai, com’era naturale, quale strana necessità gli avesse indotti a tante cautele di fortificazione.

— «Vedrete, signore, mi rispose, che non ne era poco il bisogno, poichè vi avrò raccontato come abbiamo passata la nostra vita dal giorno in cui arrivammo tutti in quest’isola, massime dopo la sfortuna di trovare che voi ne eravate partito. Certo non poteva non sentire un contento per la vostra felicità al sapere che vi eravate imbarcato in un buon bastimento e tal quale ve lo potevate augurare. Certo per lungo tempo durò in me vivissima la speranza che una volta o l’altra vi avrei riveduto; pur ve lo confesso, non mi e mai accaduta in mia vita niuna sorpresa desolante in uno, e che m’abbia posto in più fiero scompiglio come il tornare nell’isola e sentire che non ci eravate più. Quanto ai tre barbari (così egli li chiamava) che vi lasciaste addietro, oh! avrò a contarvene delle belle. Sentirete una lunga storia. Tutti, vedete! avremmo creduto di star meglio co’ selvaggi che con loro, se non ci avesse confortato il pensiere che erano pochi. Se fossero stati più, saremmo già da un bel pezzo in purgatorio (e qui si fece il segno del la croce). Pertanto io spero, mio signore, che non v’avrete a male, quando vi racconterò che per amore della nostra salvezza ci vedemmo astretti a disarmarli e a porli in uno stato di schiavitù, perchè coloro non si contentavano mica di farla moderatamente da padroni su noi: volevano divenire i nostri assassini.

— V’assicuro, gli risposi, che quanto mi dite lo aveva temuto fieramente ancor io, e nulla mi ha dato maggior disturbo del partire di qui prima che voi foste tornato addietro. Se ci era io, per prima cosa vi avrei conferito il possesso dell’isola, posti coloro sotto il vostro dominio ed in quello stato di suggezione che ben meritavano. Poichè lo avete fatto voi altri, ne ho ben piacere; e sono lontanissimo