Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/471

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menoma ombra di speranza di potere operare la mia liberazione da me solo, più di quanto l’avessi vent’anni addietro; molto meno mi era possibile il prevedere ciò che avvenne, poichè furono partiti: vale a dire l’arrivo d’un bastimento inglese che mi trasportasse lontano da quella spiaggia. Laonde non potè essere appunto se non grandissima la sorpresa di que’ poveretti quando, tornando addietro, non solo non mi trovarono più nell’isola, ma ci videro invece tre estrani, già impadronitisi di ciò ch’io avea lasciato, e che altrimenti sarebbe ad essi appartenuto.

Le prime informazioni, come e a credersi, da me chieste allo Spagnuolo, terminate le cerimonie di ricevimento, concernevano lui e i suoi compagni. Voleva mi desse conto del suo viaggio fatto sul gran palischermo insieme col padre di Venerdì per indurre questi compagni a venire nella mia isola. Quanto alla traversata fatta per trovarli, mi disse non essergli accaduto nulla di singolare o meritevole di racconto, perchè fu con mare tranquillo e favorevoli venti.

— «Quanto ai miei compatriotti (mi disse il mio Spagnuolo, loro caporione, e a quanto sembra, riconosciuto da essi per lor capitano, poichè quello del vascello naufragato fu morto) potete credere se non furono esultanti al rivedermi; tanto più maravigliati che mi sapeano caduto fra l’unghie de’ selvaggi che non ci parea dubbio non avessero divorato me come fecero del restante de’ loro prigionieri. Quando poi seppero la storia della mia liberazione e il modo ond’erasi provveduto per trasportarli di lì, lo credettero un sogno; e la loro sorpresa fu alcun che di simile a quella de’ fratelli di Giuseppe, quando questi narrò loro chi egli fosse e la storia della sua esaltazione alla corte di Faraone. Ma allorché mostrai ad essi le armi, la polvere, la munizione, le vettovaglie portate meco per la loro traversata, rinvennero in sè, ciascuno prese la sua parte di gioia alla comune salvezza, e s’allestirono immantinente a venir via meco.»

La prima loro faccenda fu procurarsi canotti o piroghe; nè in ciò si credettero tanto obbligati a tenersi fra i limiti dell’onesto, che non gabbassero i selvaggi loro ospiti, cui chiesero in prestito due grandi canotti o piroghe col dar loro ad intendere di valersene per andare a caccia o a diporto. Su questi partirono nella seguente mattina. Non pare che avessero indugi per non far presto: senza