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interne corrispondenti; e quattro magazzini o guardarobe, chiamateli poi come volete, comunicanti fra loro a due a due, e che metteano da ciascun lato all’andito principale del padiglione interno.

Una tal opera d’architettura a rabeschi di vimini, una casa o tenda composta con tanto garbo, molto meno una fabbrica ideata così, non si è, cred’io, mai più veduta nel mondo. In questo grande alveare abitavano tre famiglie, cioè Guglielmo Alkins e il suo compagno, perchè il terzo era morto; ma ne viveva la vedova con tre creature, e potea dirsi quattro perchè era incinta quando le morì il marito. I due sopravvissuti non si ristavano di metterla a parte d’ogni sostanza, intendo del grano, del latte, dell’uva, in somma di tutti i ricolti della colonia, o delle capre salvatiche che uccidevano alla caccia o di qualche tartaruga côlta lungo la spiaggia; era una comunità che, in fin dei conti, non se la passava male, benchè gli uomini di essa non amassero le fatiche della coltivazione dei campi quanto i due Inglesi dell’altra colonia.

Una sola cosa non posso tacere, ed è che quanto a religione non m’accorsi che ve ne fosse nemmeno l’ombra fra quella gente. Certo spesse volte si faceano sovvenire l’uno all’altro che c’è un Dio, perchè all’usanza degli uomini di mare giuravano nel suo nome; ma niente di più. Nè per essere divenute mogli di cristiani, chiamati almeno così, ne sapeano meglio le povere ignoranti loro mogli selvagge; gli è naturale che, se erano tanto addietro nel conoscer Dio i loro mariti, non potevano entrar con esse in discorsi che lo riguardassero o parlar di nulla che si riferisse a religione.

Il solo miglioramento intellettuale che posso dire avere esse portato dal convivere con questi uomini, è stato quello d’imparare assai intelligibilmente l’inglese, e molti de’ loro ragazzi, circa venti fra tutti, furono ammaestrati a sciogliere la prima volta la lingua con questo idioma: una sintassi un po’ stiracchiata, per vero dire, che già le frasi non le connettevano con infinita leggiadria nemmeno le loro madri. Non v’era alcuno di questi ragazzi che passasse i sette anni al momento del mio arrivo nell’isola, cosa assai credibile, perchè non correa molto più di sette anni da che gl’Inglesi s’accoppiarono con quelle cinque gentildonne selvagge, tutte (notate) feconde, perchè non ve n’era una che, dal più al meno, non avesse figli. Credo che la donna toccata al cuoco fosse incinta del sesto figlio; del resto buone madri di famiglia, quiete, laboriose, modeste e morigerate,