Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/555

Da Wikisource.

robinson crusoe 489


propriamente, come vi dico; perchè gli Spagnuoli della Trinità, avendo avuto frequenti occasioni di sbarcarvi, l’avevano empiuta per più riprese di capre e di porci, che si moltiplicarono sterminatamente, oltrechè vi era abbondanza d’uccelli acquatici. Vedete che non saremmo mancati di carne, di pane sì; ma dove ci fermammo non avevamo nè una cosa nè l’altra; in vece di pane dovevamo contentarci di poche erbe e radici, delle quali non sappiamo nemmeno il nome, cibi di niuna sostanza, e che gli abitanti ne somministravano anche con molta parsimonia. Già non ci poteano dare di meglio, semprechè non ci fossimo buttati cannibali e acconci a mangiar carne umana, che è la pietanza favorita di quel paese.»

Qui mi raccontò di quante fatte ne avessero tentate per instillare qualche principio di civiltà ai selvaggi co’ quali vivevano, e invogliarli ad abitudini più ragionevoli nel loro modo di vivere, ma tutto invano.

— «Anzi coloro, così lo Spagnuolo, ci rimproveravano questa cosa come una colpa. Tocca bene a voi, ci faceano capire, che venite qui implorando assistenza, a dare istruzioni a quelli che vi nutriscono. Secondo essi non r’era chi potesse ammaestrare quegli uomini senza dei quali non può vivere.

Mi narrò in appresso le amare estremità cui si videro ridotti: nient’altro che quella di star talvolta più giorni senza mangiare del tutto; perchè quell’isola era abitata dai selvaggi più indolenti della loro razza e per conseguenza, come era naturale il credere, men provveduti delle cose necessarie alla vita di quanto fossero altri selvaggi che vivevano in paesi posti sotto il medesimo clima. Notò per altro essere i primi molto men voraci ed ingordi di quelli che aveano maggior copia di viveri a loro disposizione.

— «Noi ciò non ostante, continuò lo Spagnuolo, non potemmo riguardare che una manifesta prova della bontà e saggezza di quella provvidenza che governa le cose di questo mondo, nel non esserci lasciati indurre da que’ patimenti e dall’orribile sterilità della contrada a cercar luogo ove vivere meglio. Ci saremmo tolti fuor di mano al soccorso che ci venne da voi. Ma ne abbiamo sofferte di quelle! Basta vi dica che gl’isolani co’ quali vivevamo, ci pretendevano ausiliari nelle loro guerre. Pazienza, se avendo, come ne avevamo, armi da fuoco con noi, non ci fosse occorsa la disgrazia di perdere tutte le nostre munizioni! Avremmo potuto non solo essere