Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/575

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un dirmi: «Mettete in confusione tutta quanta l’isola.» Gli feci dunque rimostranze su questo tenore, ed egli parve assai maravigliato ch’io lo avessi tanto franteso.

— «No, mio signore; non intendo consigliarvi che separiate quelle creature; ma bensì che le teniate d’ora in poi unite in un legittimo ed effettivo vincolo coniugale. E poichè il mio cerimoniale per congiungerli in matrimonio potrebbe non accomodarvi, benchè valido anche secondo le vostre leggi, vi è lecito adoperare que’ mezzi di cui qui potete disporre per rendere un matrimonio legale agli occhi di Dio e degli uomini; vale a dire mediante un contratto firmato dall’uomo e dalla donna e dai testimoni presenti, matrimonio che verrà riconosciuto regolare da tutti i codici dell’Europa.»

Rimasi attonito al vedere una pietà sì verace, uno zelo che partiva tanto dal cuore, oltre all’ammirazione destatasi in me allo scorgere in lui una così insolita imparzialità ne’ discorsi che si riferivano alla sua chiesa, e una tanto sincera sollecitudine per la salvezza di persone che conosceva appena, e con le quali non aveva alcuna sorta di relazione; ed era certo un curarsi della loro salvezza il toglierle dal trasgredire i comandamenti di Dio; in somma un tanto esempio di virtuosa carità non l’ho mai rinvenuto altrove. Dopo essermi impressi ben nella mente tutti i suoi consigli, e quanto mi disse sul matrimonio fatto con una scrittura, ch’io pure sapea poter essere valido, ricapitolai il tutto e gli dissi:

— «Ravviso giuste e cortesi dalla parte vostra le osservazioni che mi avete fatte. Parlerò con questi appena giunto alla loro abitazione; non vedo anzi un motivo per cui possano avere difficoltà di essere sposati tutti da voi, e capisco benissimo che anche nel mio paese un tal matrimonio si avrebbe per legale ed autentico, come se fosse seguìto col ministero di qualcuno del nostro clero.»

Come la cosa andasse poi a terminarsi lo narrerò più tardi.

— «Or ve ne supplico, soggiunsi, ditemi la seconda delle cose che vi danno dispiacere, riconoscendomi intanto debitore a voi d’immensa gratitudine per avermi fatto notare la prima, e rinnovandovene i miei più vivi ringraziamenti.

— Ebbene; anche su questa seconda cosa vi parlerò con la stessa franchezza e ingenuità, e spero accoglierete il mio dire in buona parte come avete fatto rispetto all’altra. Benchè quegl’Inglesi vostri sudditi (quel buon prete gli andava chiamando così) sieno vissuti