Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/64

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per chi ne abusa; e ciò fa il caso mio. Nel prossimo anno ebbi straordinaria fortuna nella mia piantagione; raccolsi cinquanta grandi rotoli di tabacco sul mio podere, oltre a quelli ch’io aveva obbligati, per procurarmi le mie provvigioni annue di casa, ai miei vicini; e questi cinquanta rotoli, ciascuno di peso oltre ad un quintale, vennero da me acconciati e tenuti in serbo pel ritorno della flotta da Lisbona. In questo aumento di affari e di ricchezze, la mia testa cominciò ad empirsi di divisamenti oltre a quanti ne potessi abbracciare; e veramente sta in ciò, il più delle volte, la rovina dei più abili speculatori. Se mi fossi limitato a mantenermi nella posizione cui era giunto, ora vi sarebbe stato luogo per me a tutte quelle fortune che mi augurava tanto mio padre, e pel conseguimento delle quali mi avea sì caldamente raccomandato un genere di vita ritirato e tranquillo; a quelle fortune che egli mi avea con tanta evidenza descritte siccome retaggio di uno stato medio fra l’infimo e l’eccelso. Ma altri casi mi aspettavano, ed io fui nuovamente lo sgraziato artefice delle mie proprie sciagure; anzi, ad aumento di colpa in me, e ad ingrandire le meste considerazioni che mi sarebbe toccato di fare su me medesimo nell’avvenire, tutti questi miei errori derivarono da evidente ostinazione in me di secondare la mia mania di vagare pel mondo, e di far ciò in aperta contraddizione con quanto il mio dovere mi avea suggerito e con le più patenti vie di avvantaggiarmi con una condotta di vivere semplice e piacevole, quali la natura e la provvidenza congiuntamente mi aprivano.

Come una volta il non contentarmi della mia sorte mi fece fuggire dai miei genitori, così non seppi credermi ora abbastanza felice, se non mi commetteva a nuovi rischi, se non abbandonava la bella speranza di divenire uom ricco e fortunato nella mia nuova piantagione, unicamente per correr dietro ad un audace immoderato desiderio d’innalzarmi oltre quanto la natura delle cose lo permetteva; così io mi precipitai nuovamente nel più profondo abisso di miseria entro cui uomo sia caduto giammai, o forse il solo che possa immaginarsi al mondo, ove non manchi la vita o la forza di sentirne l’angoscia.