Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/677

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per chi s’intenda, come voi ed io, di commercio e d’affari, si possono far danari a bizzeffe. Se volete sposare un migliaio delle vostre lire sterline con un migliaio delle mie, noi noleggiamo benissimo un vascello mercantile: il primo che ci vada a genio; voi ne sarete capitano, io l’amministratore del traffico, e imprenderemo un viaggio di commercio alla China. In fatti che cosa stiamo a far qui? Tutto l’universo è in moto; tutte le cose girano in tondo. Ogni creazione di Dio, i corpi celesti e terrestri, tutto gira, tutto è operoso. Resteremo noi soli con le mani alla cintola. Non v’è nell’universo d’altri infingardi, che gli uomini. Vogliamo noi pure essere in quel novero?»

Mi garbò questa proposta moltissimo pel buon volere da cui la vedeva spinta, e per lo stile ingenuo ed amichevole onde mi venne fatta. Non vi dirò mica che le condizioni della mia vita, libera e sconnessa da ogn’altra relazione sociale, mi rendesse più adatto al traffico, che a qualunque altra sorta di professione, perchè il commercio era cosa posta fuori del mio elemento; ma non era altrettanto cosa fuori del mio elemento l’andare attorno; onde qualunque proposta intesa a farmi vedere qualche parte di mondo, che non avessi veduta giammai, non me la lasciava certo sfuggire.

Corse nondimeno qualche tempo prima di trovare un bastimento che facesse al nostro caso, e quando ancora lo avremmo fermato, non era sì facile il trovare marinai inglesi, almeno quanti faceano di mestieri per regolare il viaggio e comandare ai piloti che lì avremmo potuto mettere insieme. Pure alla lunga arrivammo ad assicurarci un luogotenente, un guardastiva, un cannoniere, tutti e tre inglesi; un carpentiere e tre gabbieri di trinchetto olandesi. Così potemmo far bene l’affar nostro, ancorchè fossero indiani gli altri piloti, di cui dovemmo contentarci.

Sono tanti i viaggiatori da cui fu scritta la storia delle loro corse, che da vero sarebbe assai poco vezzo pel leggitore l’udire da me un lungo racconto su i paesi, ove andammo e su i loro abitanti. Lascio ch’altri si piglino questa briga, e se mai i miei leggitori fossero bramosi di tali notizie, li rimetto a que’ giornali di viaggiatori inglesi, molti de’ quali vedo già pubblicati e di cui vengono promesse nuove pubblicazioni ogni giorno. Basta per me il dirvi, che in questa traversata ci fermammo ad Achin, poi nell’isola di Sumatra; che di là passammo a Siam, ove cambiammo alcune delle nostre mercanzie