Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/679

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mi era stato parlato di più; era deciso di terminar di vedere tutto quanto vi fosse mai da vedere, e di poter dire un giorno d’aver visitato tutto quel mondo che meritava di essere contemplato.

Ma il mio compagno viaggiatore ed io portavamo su ciò opinioni diverse; non dico ciò per lodare la mia, chè la sua in realtà era più giusta e certamente più confacevole al fine della vita di un trafficante, il quale quando si avventura in un viaggio, si propone un unico scopo: far più danaro che può. Questo novello amico si tenea strettamente alla sostanza della cosa; onde sarebbe stato contento di far la vita d’un cavallo da vettura: innanzi, addietro, ma fermarsi sempre agli stessi stallatici, purchè ci avesse trovato, come egli lo chiamava, il suo conto. Io al contrario la pensava più da spensierato ragazzaccio, che non vorrebbe mai vedere la stessa cosa due volte.

Nè ciò soltanto: mi sentiva una singolare ansietà d’avvicinarmi a casa mia, e nondimeno fantasticava le vie le più inacconce, le più stravaganti per ritornarvi. Mentre io stava consigliandomi su ciò con la mia testa, venne a trovarmi il mio amico che pescava sempre nuovi negozi, e mi propose un viaggio alle Molucche per riportare a casa un carico di garofano da provvedersi a Manilla o in quei dintorni; piazze veramente ove trafficavano gli Olandesi, ma isole in gran parte appartenenti agli Spagnuoli. Noi ciò non ostante non andammo sì in là, e ci limitammo ad alcune altre ov’essi non aveano che fare, come Batavia, Ceylan e simili.

Non ci volle molto per disporci a tale viaggio; il maggior tempo perduto dal mio compagno fu nell’indurmi ad accompagnarlo in una traversata che non mi parea grande abbastanza. Ma in fin del conto non se ne presentando allora d’altre alla mia mente, e trovando che il moversi in qualche modo (tanto più che si trattava d’un traffico d’un utile grande, e potea dirsi sicuro) era assai meglio del restar fermi, per me principalmente a cui tale immobilità appariva la condizione più misera della vita, consentii ad unirmi con l’amico. Postici dunque immantinente in viaggio, fummo a Borneo e ad altre isole, di cui non ricordo i nomi. Entro cinque mesi all’incirca eravamo già a casa, ove vendemmo le nostre droghe, consistenti soprattutto in garofano ed in alcune noci moscate ai trafficanti persiani, che se le portarono con loro nel golfo. Ci guadagnammo il cinque per uno: vi lascio dire se incassammo danari. Il qual conto mentre