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rugginose spade. Io sapeva che dovevano essere nel vascello tre barili di polvere, benchè ignorassi ove il nostro cannoniere gli avesse collocati; e a furia d’indagini li trovai: due de’ quali asciutti e buoni, il terzo bagnato. Presi i due primi nella mia zattera insieme con l’armi. Vedendomi allora assai ragionevolmente carico cominciai a non pensare più, che al modo di guadagnare con tutti questi arnesi la spiaggia, perchè, non avendo io nè vela nè remo nè timone, il menomo venticello bastava a mandare sossopra tutto il mio carico.

Tre cose m’incoraggiavano: primieramente un dolce placido mare, in secondo luogo la marea che saliva verso la spiaggia, e per ultimo il vedere come il più picciolo soffio di vento che si fosse alzato, mi vi avrebbe a dirittura spinto. Pertanto avendo trovati due o tre remi rotti che spettavano alla scialuppa, e fra gli stromenti contenuti nella cassa del carpentiere due seghe, un’accetta ed un martello, con tutta questa provvigione m’affidai al mare. Per un miglio all’incirca la mia zattera andò assai bene; trovai solamente che nel dirigersi verso il lido si scostava alcun poco dal luogo ove presi terra la prima volta, la qual cosa ben mi fece conoscere esservi qualche braccio di mare che s’internava nella costa, onde concepii la speranza di trovare quivi un seno o un fiume, che mi facesse uffizio di porto per isbarcare tutta la mia provvigione.

La cosa era come io la immaginava; perchè comparsami innanzi una piccola apertura di terra, trovai una forte corrente di marea che s’affrettava a quella volta; vi guidai il meglio che potei la mia zattera per mettermi in mezzo al fiume. Ma qui andai a pericolo di soffrire un secondo naufragio, il che se mi fosse accaduto, mi avrebbe da vero accorato; poichè per la niuna mia cognizione di quella costa, la zattera andò ad arrenarsi con una estremità in un banco di sabbia, mentre con l’altra estremità stava nell’acqua, per lo che mancò quasi un istante che il mio carico non isdrucciolasse verso l’estremità galleggiante, e cadesse dentro all’acqua. Feci ogni possibile sforzo per piantarmi con la schiena contro alle casse a fine di tenerle ferme ne’ loro luoghi; nè ardii muovermi da tale postura, ma sempre facendo resistenza alle casse, mi tenni in essa alla meglio per circa mezz’ora, nel qual tempo l’innalzamento dell’acqua mi rimise un po’ più in equilibrio; indi poco dopo, l’acqua innalzandosi tuttavia, la mia zattera galleggiò nuovamente, onde col mio remo potei spingerla entro il canale, e governando sempre all’insù mi trovai