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Pagina:Guglielminetti - Le ore inutili, Milano, Treves, 1919.djvu/160

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152 le ore inutili


— Che peccato! — esclamò Nora crollando la testa bionda.

— Che peccato? — rise Riccardo con gaio stupore. — Ma io scopro in mia moglie un’anima di delinquente.

— Rubare ai ricchi non è un atto di delinquenza. È così giusto ed è così umano! — ella sospirò.

— No, mia piccola Nora. Sei troppo graziosa per parodiare Carlo Marx, — l’ammonì suo marito dirigendosi alla porta. — E poi, le donne belle non hanno bisogno di rubare. Ottengono tutto con assai meno fatica e con assai meno rischi.

— Tu credi? — ella domandò senza sorridere e il marito non sentì l’ironia sottile che vibrava nella sua voce.

La salutò dalla soglia con un gaio cenno della mano e corse via canterellando.


Nora Dellaris richiuse la porta alle spalle di suo marito e andò a guardarsi nel grande specchio appeso sull’antica cassapanca dell’anticamera.

— Le donne belle ottengono tutto, — si ripeteva, osservando il suo volto emergente dallo sfondo in penombra. E sogghignò con amarezza a quell’altra Nora che la fissava con due occhi