Pagina:Il latino quale lingua ausiliare internazionale.djvu/2

Da Wikisource.

il latino quale lingua ausiliare internazionale 449


glese, e viceversa; lasciando la libertà ad ogni popolo di optare per l’una o l’altra delle due[1]. Ma i tedeschi optarono pel tedesco, gli italiani per l’italiano, e la questione non fece un passo verso la soluzione.

Fu proposto di estendere il numero delle lingue principali, a tre, a quattro, a sei (opinione di Max Müller), e a sette, comprendendovi il russo. Ho sentito questa proposta al “Congrès international des Mathématiciens de Paris”, a. 1900; ma ebbe contrarii quelli che parlano le lingue principali in senso stretto, e vivamente contrarii i rappresentanti dei popoli esclusi, i quali maggiormente sono attaccati alla propria lingua, vessillo della nazionalità.

Fu proposto il ritorno al latino; e questa proposta ebbe molti fautori; si pubblicarono in varie parti del mondo giornali in latino, quali la Vox Urbis in Roma, il Praeco latinus in Filadelfia, Phoenix in Londra, ecc. Ma se alcuni letterati possono ancora scrivere qualche opuscolo nel latino di Cicerone, nessuno, da secoli, scrive un libro in quella lingua. E si ha timore di scrivere il latino scolastico, il latino di Eulero, per non farsi dare degli ignoranti. Perciò il latino esulò, perfino dalle grammatiche comparate delle lingue antiche, che destinate da latinisti a latinisti, sono scritte nelle varie lingue moderne.

Rimangono le lingue artificiali. Intendo lingua artificiale in lato senso. Così è lingua artificiale il latino di Eulero, che non fu mai parlato da alcun popolo.

Il libro: Couturat e Leau, Historie de la langue universelle, che già ebbi l’onore di presentare all’Accademia, oltre all’esposizione delle ragioni della necessità della lingua internazionale, e delle varie soluzioni proposte, analizza ben 57 progetti di lingue artificiali, di ogni specie, alcuni frutto di studii profondi, altri semplici bizzarrie; alcuni dovuti a nomi illustri, altri affatto ignoti.

Gli autori delle varie lingue artificiali dimostrarono sempre grande sentimento di altruismo; spesero tempo, lavoro e denari in questi loro tentativi; furono trattati con indifferenza e peggio. Pure qualche cosa dei loro studii è rimasto.

Parecchie pagine del libro sono dedicate alla interessante storia del Volapük. Ideato nel 1879, in pochi anni raggiunse un grande sviluppo. Nel 1889 aveva fondato 283 club e 25 giornali in tutto il mondo civilizzato. Ebbe una letteratura superiore a quella di più lingue secondarie; poi rapidamente decadde e morì.

  1. CH. ANDRÈ, sous-bibliothécaire de l’Université de Lyon, Le latin, et le problème de la langue internationale, Paris, a. 1903, pag. 2.