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E difatti, i movimenti di passare dall’ordine in colonna di squadroni con distanza, all’ordine di colonna serrata[1] e viceversa, sono da parata e non da guerra; ove non sarebbe di niuna pratica utilità, anzi pericolosa la marcia in colonna di squadroni con distanza, stante la lentezza degli spiegamenti e la difficoltà delle conversioni, con una fronte così distesa, avendo il nimico in viso.

Il passare dall’ordine di battaglia all’ordine di colonna serrata[2], facendo fronte sul fianco mediante la conversione degli squadroni, è ancor più pericoloso, perchè presenta il fianco all’antica fronte, in modo da non potervisi più spiegare con un movimento pronto e simultaneo, se si fosse attaccati durante la sua esecuzione, stante il ristringimento degl’intervalli come avvenne alla cavalleria di Federico II a Molwitz nel 1741.

La cavalleria prussiana comandata dal generale Schulemburg, aveva rotto con isquadroni a destra, per guadagnare il villaggio d’Herrendorff, ove doveva appoggiare l’ala destra. Il generale Roemer comandante la cavalleria austriaca, colto opportunamente e con celerità il vizio radicale di quella evoluzione, si lanciò a briglia sciolta sulla cavalleria prussiana, che fu interamente rotta, sbaragliata ed inseguita[3].

La marcia in colonna serrata[4] cogli squadroni cotanto fitti ed agglomerati; i suoi cambiamenti di direzione fermi e marciando[5]; il far fronte dalla parte opposta[6], mediante le conversioni di plotone o la contromarcia, — movimento lunghissimo e mai da usarsi in guerra; — la diminuzione della fronte mediante il rompere successivo degli squadroni, e il successivo riordinarsi per riformare la colonna di fronte e da lato[7]; le sue marcie di fianco[8]; — sono tutti movimenti,

  1. Vol. 3° del Regolamento, § 1862 al 1867, pag. 265 a 263
  2. Ibid., § 1868, pag. 268 a 269.
  3. Bismark Tactique de la cavalerie, cap. III, pag. 51.
  4. Vol. 3° del Regolamento, § 1875 al 1876, pag. 275.
  5. Ibid., 1877 al 1884 pag. 275 alla 278.
  6. Ibid., § 1885 al 1886, pag. 279 alla 280.
  7. Ibid., § 1887 al 1905, pag. 280 alla 289.
  8. Ibid., § 1906 al 1910, pag. 289 alla 292.