Pagina:Le cento novelle antiche.djvu/39

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20 E quelli irracontò loro a motto a motto Allora li giovani dissero: elli t'ingannano, perciocchè i regni non si tengono per parole, ma per prodezza e per franchezza. Onde, se tu dirai loro dolci parole, parrà che tu abbi paura del popolo, onde esso ti soggio-gherà e non ti terrà per signore e non ti ubbidi¬ranno. Ma fac per nostro senno : noi siamo tutti tuoi servi, e '1 signore può fare de' servi quello che li piace. Onde dì loro con vigore e con ardire, ch' ehi sono tutti tuoi servi, e chi non t'ubbidirà, tu lo pu¬nirai secondo la tua aspra legge. E, se Salomone li gravò in fare lo tempio, e tu li graverai, se ti verrà in piacere. Il popolo non t'avrae per fanciullo , tutti ti temeranno, e così terrai lo reame e la corona. Lo stoltissimo Roboam si tenne al giovane consiglio. Adunò il popolo, e disse parole feroci. Il popolo s' adirò. I baroni si turbaro. Fecero pasture ' e leghe. Giuraro insieme certi baroni, sì che in trentaquattro dì dopo la morte di Salomone perdè delle dodici parti le dieci del suo reame, per lo folle consiglio de' giovani. ' a motto a motto . E precisamente il francese mot à met. Anche gli scrittori de' miglior tempi della lingua trasportarono alcuna volta nel nostro idioma qualche voce o modo francese il qual videro che vi s'acconciava bene. Il loro esempio non prova già che ciò possa farsi a ca¬priccio, come s'è fatto da molti con pregiudizio gravis¬simo della lingua; ma fa vedere che non sarebbe da bias¬simarsi chi (mesto facesse con somma circospezione, do¬ve il bisogno lo richiedesse. ' Fecero pasture. La voce pastura non è nel vocaho¬brio della Crusca. Qui vai deliberazione segreta a danna d'altrui, se pur non è errore di stampa in vece di po¬sture . 21 Come un figliuolo d'u