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agonia di una repubblica 13


amichevole, a fondare una dominazione, che sarebbe, a gran pezza, più nobile e più avventurosa di quella che si appoggiasse alla spada.

Nutriamo fiducia che la stessa Nazione, la quale va con diritto superba della sua nazionalità, non porrà l’onor suo in sanguinosi tentativi contro la Nazione italiana, ma piuttosto in riconoscerla magnanimamente siccome sorella — che tutt’e due, quali figlie, son care al nostro cuore paterno — e tornar di bel nuovo a’ suoi naturali confini, per abitare contigue in condizioni onorevoli nella benedizione del Signore.

Noi preghiamo pertanto il Datore di tutti i lumi e l’Autor d’ogni bene d’infondere pie deliberazioni a Vostra Maestà, mentre col fervore dell’animo nostro impartiamo alla Medesima ed alla Maestà dell’Imperatrice ed all’Imperiale famiglia l’apostolica benedizione.

Pio IX papa„.


La Gazzetta Viennese, la quale fino dal 9 giugno 1848, aveva riportata la lettera del Santo Padre, la faceva seguire, a denti stretti, e con un’acre ironia, molto poco cristiana, da questo commento:

“Non può negarsi che la Santa Sede non sappia, a suo tempo, e in armonia col soggetto, sempre far uso delle molteplici esortazioni che le sovrabbondano. Certo, in altre circostanze, se per esempio, le provincie insorte dell’Austria abitate non fossero da Italiani, avrebb’ella saputo raccomandare con molta edificazione la dovuta obbedienza de’ sudditi all’autorità preposta da Dio, siccom’ella al presente, colla massima unzione, predica all’imperatore d’Austria la pace, ed ai popoli la nazionalità e il tesoro di devota eloquenza, che non ha mai quindi a soffrire il difetto di un testo, per provare, con piena evidenza di tutte le anime credenti, quello che a lei giova spacciare„.

E il Messaggiere d’Innsbruck, propinando anch’esso la sua dose di ironia e di veleno, soggiungeva:

“Come può il protettore di tutti i diritti, il Pontefice, comandare al nostro Imperatore di rinunciare bonariamente a possedimenti assicuratigli da sacri trattati e proditoriamente assaliti?

Se le Alpi sono, realmente, i confini naturali d’Italia, come viene accennato nella lettera summentovata, noi siamo autorizzati ad aspettarci che il Piemonte ceda il suo territorio posto al di là di quelle, alla Francia, a cui spetterebbe, con maggior diritto che una parte del Tirolo all’Italia. È egli stato fatto a Carlo Alberto, da Roma, un uguale invito di rimettere la spada nel fodero?... E perchè non lo si legge nei pubblici giornali?... Cosa strana! solo verso l’Imperatore Ferdinando non debba essere