Pagina:Sotto il velame.djvu/143

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della volpe! questo più spaventevole di quello! E far la volpe assetata di sangue umano, divoratrice di genti, porgitrice di gravezza con la paura che usciva di sua vista! Dante cercò un'altra bestia; e ne trovò, ne' bestiarii del suo tempo, una adatta anche più della volpe a significare la frode. Trovò la lupa.[1]

II lupo, per limitarci a qualche cosa di ciò che se ne diceva, il lupo[2] è "crudele; spia l'assenza dei cani e dei pastori; insidia i chiusi delle pecore; ulula orrendamente; veduto prima che egli veda, non nuoce; vedendo egli per primo, toglie la voce". E' antica questa ultima storiella; e mi pare sia ricordata da Dante:

questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch'uscìa di sua vista...


Sono quelli occhi che gravano su tutto l'essere del passeggero. E si veda come la lupa convenientemente simboleggi la frode, poichè ella è astuta e insidiosa; e, sopra tutto, "veduta prima, non nuoce". Inoltre[3] "si dice ch'esso (lupo) viva, a volte, di preda, a volte di terra, anche di vento". Come non ricordare il veltro, che della lupa è il nemico contrapposto, e non ciberà terra...? Non ciberà terra, viene a dire il poeta, come costei. E il peltro, che certo significa la ricchezza, è la preda, cui il veltro non vorrà e

  1. Rimando per illustrazione maggiore allo studio "Per una nuova interpretazione dell'allegoria del Primo canto" del bravo quanto modesto prof. L.M. Capelli.
  2. Questo è nell' Appendix delle opere di Hugo de Sancto Victore, Ed. Migne III p. 131.
  3. ib. L. c.p.67.