Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/16

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PREFAZIONE

alla prima edizione.


Non vi ha Scrittore alcuno imparziale e sincero, che alla nostra Italia non conceda volentieri il glorioso nome di Madre e Nudrice delle Scienze e delle Bell’Arti. Il favore, di cui esse hanno tra noi goduto, e il fervore, con cui da’ nostri si son coltivate e ne’ più lieti tempi del Romano Impero, e ne’ felici secoli del loro risorgimento, le ha condotte a tal perfezione, e a tal onore le ha sollevate, che gli stranieri, e quegli ancora tra essi, che della lor gloria son più gelosi, sono astretti a confessare, che da noi mosse primieramente quella sì chiara luce, che balenò a’ loro sguardi, e che gli scorse a veder cose ad essi finallora ignote. Potrei quì arrecare molti Scrittori, che così hanno pensato. Ma a non annojare i Lettori fin da principio con una tediosa lunghezza, mi bastin due soli. Il primo è Federigo Ottone Menckenio, il quale nella Prefazione premessa alla Vita di Angelo Poliziano, da lui con somma erudizione descritta, e stampata in Lipsia l’anno 1736 così ragiona: „Ebbe il Poliziano a sua patria l’Italia, Madre già e Nudrice dell’Arti Liberali e della Letteratura più colta, la quale, come in addietro fiorì per uomini in ogni genere di dottrina chiarissimi, e fu feconda di egregj ingegni, così nel tempo singolarmente, in cui nacque il Poliziano, una prodigiosa moltitudine ne produsse, talchè non vi ha parte alcuna del Mondo, che in una tal lode le sia uguale o somigliante. Il che, benchè sia per se stesso onorevole e glorioso, più ammirabile sembrerà nondimeno, a chi consideri la caligine e l’oscurità de’ secoli precedenti, e osservi, quanto stento e fatica dovesse costare, e insieme a quanto onore tornasse, l’uscire improvvisamente dalla rozzezza e barbarie dell’età trapassate, e il terger felicemente le macchie tutte, di cui l’ignoranza già da