Pagina:Storia della letteratura italiana - Tomo I.djvu/44

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ordine, recherem prima gli argomenti, da’ quali conghietturando e ragionando possiam ricavare, che uomini colti e nelle scienze versati fosser gli Etruschi; poscia quelle puove addurremo, che ce ne fanno più certa fede, e delle scienze e degli studj loro paratamente ragioneremo.

che non pareami provato abbastanza. Ma quali sono le pruove, che l’Ab. Lampillas reca della sua opinione? I Fenicj, popolo assai più antico degli Etruschi, ebber commercio colla Spagna, ed essi erano uomini nelle scienze ben istruiti. Si conceda. Dunque i Fenicj comunicarono agli Spagnuoli il loro amor per le scienze. La conseguenza non mi par che discenda necessariamente dalla premessa. Ciò poté certo accadere. Ma non provasi, che sia accaduto. Il Sig. Ab. Lampillas però vuol provarlo, e arreca perciò la testimonianza degl’Inglesi scrittori della storia universale, i quali, secondo lui, così dicono: Da tempo immemoriale cominciarono a fiorire nella Spagna le arti e le scienze. Era singolare l’ingegno degli Spagnuoli, e quale il manifestarono in appresso i grandi uomini, che ha dato la Spagna. Tutti gli altri popoli dell’Europa furono tardi assai nel coltivare le arti e le scienze, che non conoscevano per mancanza di commercio. Non così gli Spagnuoli: il loro paese abbondante di ricchezze ed opportuno al commercio chiamò a se le nazioni straniere più colte ed industriose: in forza di questa comunicazione bisogna dire, che fu la Spagna nazion colta prima delle altre Occidentali. Prova di ciò esser ne possono gli antichi libri de’ Turdetani, benché la loro antichità sia non poco esagerata. Né sono questi i soli vestigj, che abbiamo della inclinazione degli Spagnuoli alla letteratura ec. Egli cita il Tom. 18 cap. 24 Sect. 2. Non so di qual edizione si sia valuto l’Ab. Lampillas. Io ho alle mani la traduzione Francese stampata colla data di Amsterdam e di Lipsia, e al tomo XVIII vi si parla di tutt’altro che della Spagna. Della storia antica di questi regni si parla in essa nel Tomo XIII lib. IV cap. XII ed ivi nella Sezione II pag. 211 si leggono le seguenti parole, che son ben diverse da quelle citate dall’Ab. Lampillas: Nous ignorons en quel tems les Espagnols commencerent à cultiver les arts & les sciences. Ciò è ben diverso dal dire, che le arti e le scienze cominciarono a fiorirvi da tempo immemorabile. Ils y étoient fort propres, au moins à en juger par le grand nombre d’excellents hommes, que l’Espagne a produit, & dont nous nous contenterons de nommer trois des plus illustres, scavoir le fameux philosophe Stoicien, qui ètoit natif de Corduba, l’immortel Quintilien, & le grande Cosmographe Pomponius Mela tant de fois cité dans le cour de cet ouvrage. Comincia ben tardi la serie degl’illustri Spagnuoli, se non comincia che da questi tre scrittori. Et quoique d’autres Peuples Européens, comme les Gaulois, les Germains, & autres bien loin de faire le grand progrès dans les Arts, ayent paru les mepriser, comme nuisibles à la valeur, nous devons porter un autre jugement des Espagnols, dont le Pays admirablement bien situè pour le Commerce, fut habitè outre celà par plusieurs peuples differens, la plupart très-habiles. Parlano poi con lode delle antiche loro manifatture, e tornando alle scienze continuano: Les sciences & les arts liberaux, si nous en croyons Strabon, ont fleuri de très bonne heure chez eux; car cet Auteur nous apprend, que les Turdetani, peuple de la Boetique, possedoient un nombre prodigieux de Volumes, & de Corps de Loix ecrits en vers, & d’autres pieces de Poesie, dont l’antiquitè ètoit d’environ 6000 ans. Ce dernier trait, quoique fort exagerè, prouve au moins, que les Espagnols se piquoient d’avoir eu des connoissances de très-bonne heure; & c’est qui est confir-