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12 Storia della Letteratura Italiana.


XII.

Riflessioni sull’iscrizione delle Pitture del Tempio di Ardea riferita da Plinio.

Egli è però vero, che Plinio stesso, alla cui autorità solamente possiamo in questo appoggiarci, altrove aggiugne tal cosa, che ci pone in non leggiero imbarazzo, e noi gli saremmo pure tenuti di assai, se di queste antichissime pitture non si avesse più fatto motto. Ma egli di quella di Ardea torna a parlare non molto dopo, e dice[1]: Decet non sileri & Ardeatis templi pictorem, præsertim civitate donatum ibi & carmine, quod est in ipsa pictura his versibus:

Dignis dicta loca picturis condecoravit
Reginæ Junonis supremi Conjugis templum
Marcus Ludius Helotas Ætolia oriundus,
Quem nunc & post semper ob artem hanc Ardea laudat:

Eaque scripta sunt antiquis literis Latinis. Così leggonsi questi versi nell’edizione del P. Harduino, benchè qualche diversità si vegga nelle altre edizioni, non però tale, che sia di gran rilievo. Or se tai versi eran veramente nel tempio di Ardea a’ tempi di Plinio, io mi maraviglio, ch’egli uomo critico e dotto più che qualunque altro de’ tempi suoi li potesse credere (se pur egli così credette) fatti ai tempi sì antichi, e mi maraviglio

  1. l’anno 1785 alcuni Bassi rilievi in terra cotta dipinti a varj colori, che si conservano in Velletri presso il Sig. Giampaolo Borgia, il quale ne fu il felice discopritore. Ci si assicura, ch’essi non sono nè Egizj, nè Etruschi, che hanno uno stile originale, e che, benchè mancanti di proporzioni, hanno nondimeno quella espressione, che pruova la perizia e il saper dell’Artefice. E poichè Velletri era Città de’ Volsci, se ne inferisce, che Volsci probabilmente ne furono gli Artisti; e il carattere di que’ lavori li fa credere più antichi degli Etruschi. A me, che altro non cerco che l’onor dell’Italia, è indifferente questa ricerca; perciocchè Italiani erano ugualmente e i Volsci e gli Etruschi. Ma i difensor de’ secondi non ammetteranno forse così facilmente le pruove, che si arrecano, del primato de’ Volsci in quest’arte. Essi diranno per avventura, che anche tra gli Etruschi poteron essere diverse scuole, come tante diverse ne ha avute negli ultimi secoli l’Italia; e che, comunque Velletri fosse Città de’ Volsci, poterono chiamarvisi per tal lavoro gli Etruschi, come chiamati furono a Roma. E diranno ancora, che ancorchè si conceda, che que’ lavori sian de’ Volsci, non pruovasi che sian più antichi delle Pitture Etrusche; perciocchè potè avvenire, che l’arte più tardi s’introducesse tra’ Volsci, e che perciò rozze fossero le lor figure, mentre assai più perfette già erano quelle degli Etruschi. Certo se si pongono a confronto le opere, a cagion d’esempio, de’ Pittori Francesi al principio del secolo XVI con quelle di Rafaello, di Michelagnolo, del Correggio, e di altri Italiani della stessa età, si vedrà tra esse una notabile differenza; e nondimeno mal si apporrebbe chi volesse inferirne, che le pitture Francesi son più antiche delle Italiane. ma non entriamo in una quistione, che non è propria di questa Storia.

  2. Cap. X.