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CAPITOLO I.


Intelligenza dei pazzi — Monomani — Mattoidi.


Come ho già accennato poco sopra, mal potrebbe il lettore profano agli studi di psichiatria, afferrare quanto io tenterò di esporre nei seguenti Capitoli, se prima non si persuade essere non già una bizzaria che mi pulluli in capo, ma un fatto, ormai nettamente risoluto dalla scienza, che, salvo negli idioti, negli imbecilli e nei dementi che hanno servito sventuratamente a modello pei più, l’intelligenza della maggior parte dei pazzi è piuttosto in una esagerata che non deficiente attività; se e’ sbagliano, sbagliano perchè troppo sentono e pensano, e quindi sono in un contrasto continuo coi loro coetanei e fino col loro stesso passato.

Ciò ben si capisce, perchè in essi l’organo di quella funzione sublime che è il pensiero, non è tutto colpito[1], ma lo è solo in parte, e l’energia, che vien meno solo

  1. E si noti che in essi lo sviluppo del cranio e del cervello è spesso maggiore che nei sani: il cranio più voluminoso, oltre i 1900 c.c., che si conosca, è quello di un pazzo (Quatrefages): e precede quello di un uomo di genio.