Pagina:Tre tribuni studiati da un alienista.djvu/44

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l’invidia e il fuoco" [1]. Parole queste due ultime che furono applaudite, ma che viceversa poi io non comprendo, l’ultima in ispecie, e che credo fossero applaudite appunto perchè non comprese, come accade a molti oratori di piazza in cui il suono reboante e vuoto supplisce all’idea - ed accatta, anzi, meglio, gli applausi.

Il fatto è che nell’alta società egli passava per uno di quegli alienati, allora ricercatissimi per sollazzare le brigate [2]. E i nobili, i Colonna in ispecie, se lo rubavano l’un l’altro, ed egli parlava loro delle glorie del suo futuro governo: "E quando sarò re, imperatore, farò guerra a tutti voi, farò impiccare il tale, e decapitare il tal altro". Nessuno di essi egli risparmiava, e li designava uno ad uno, faccia a faccia, e intanto a nobili e a plebei seguitava a parlare del buono stato e di sè che voleva esserne il restauratore [3].

E qui apro una parentesi. Si disse (dal Petrarca in ispecie) che egli fingesse la pazzia, che fosse un secondo Bruto; ma quando noi lo vedremo crescere man mano nelle pompe, nel lusso, negli stranissimi simboli e vestiari quanto più procede innanzi nella carriera politica e dopo conseguito il potere, esagerandoli anzi sempre più, non abbiamo più alcun dubbio che egli

  1. Così l’Anonimo e Z. Re. Muratori vorrebbe leggervi juoco, il gioco: ma nemmeno così si può spiegare, perchè erano ben altri vizi che non il giuoco e l’invidia quelli che consumavano il patriziato d’allora.
  2. Anche dopo il primo plebiscito, Stefano Colonna nell’opporglisi disse: “Se questo pazzo mi fa arrabbiare, lo fo gettar a giù dal Campidoglio” (pag. 349).
  3. “In questi giorni usava a li mangiari” (Anonimo, pag. 37)