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28 capitolo iii.


— Eh!... Anche il blasone dei Montcalm non vale quelle dei re del petrolio, del ferro, dell’acciaio, delle ferrovie e nemmeno quello del re dei porci salati di Chicago.

— Che bei blasoni!... — esclamò il canadese, ironicamente. — Sicchè sul vostro avete fatto dipingere in oro, in campo azzurro, una lucerna accesa. —

Il yankee fece un gesto d’ira e non rispose a quella mordace canzonatura.

D’altronde la barcaccia era già giunta sull’altra riva e l’automobile si preparava a rimettersi in corsa.

I barcaiuoli assicurarono fortemente il galleggiante, tolsero la trave, presero al volo un paio di dollari gettati loro dai due campioni, e l’automobile salì d’un colpo solo la riva, guadagnando la larga e comoda via che costeggiando il lago Ontario conduce ad Oswego, una delle più ridenti cittadine delle estreme frontiere settentrionali degli Stati dell’Unione.

Miss Ellen, che conosceva benissimo i dintorni di tutti i grandi laghi, aveva lanciata la sua macchina alla velocità di ottanta chilometri all’ora, facendola quasi volare dinanzi alle fattorie che sorgevano lungo i margini della larghissima via, una delle più belle e delle migliori del Canadà.

Quantunque vi fosse un buon palmo di neve, le ruote, fornite di robuste pneumatiche, scorrevano velocissime senza slittare.

In capo a pochi minuti, l’automobile, uscito di fra la campagna, si trovò sulle rive del lago.

L’Ontario scintillava superbamente, incastonato fra gigantesche foreste di pini bianchi, enormi vegetali che raggiungono una circonferenza di cinque ed anche sei metri, ed un’altezza di più di trenta, che le scuri dei boscaiuoli, quantunque da qualche secolo poderosamente manovrate, non erano ancora riuscite ad abbattere.