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| (3619-3620-3621) | pensieri | 67 |
sia venuta la desinenza in ito. Pur non trovo in ciò gran ragionevolezza, e non rinunzio affatto all’altra mia opinione.
* Sancitus, vero participio di sancio per sanctus che n’é contrazione, ancor si trova. Ovvero sancitum ec. Vedi Forcellini (7 ottobre 1823). (3620)
* Alla p. 3477. Citus a um. Sanctus a um, che nelle lingue figlie non è piú che aggettivo. Servio (Vedi Forcellini Sancio in fine) par che derivi sancio da Sanctus.[1] In questo caso ei s’inganna assai, perocch’ei viene a derivare il verbo dal suo participio (7 ottobre 1823).
* Relictos atque desertos habere espressamente per reliquisse ac deseruisse. Frammenti dell’epistola di Cornelia madre de’ Gracchi, sulla fine; i quali frammenti, come antichi, e come di donna (che men si sapeva allontanare dal modo di parlar familiare e usitato in voce), in alcune parti sanno di frase italiana o vogliamo dir moderna (7 ottobre 1823).
* Le voci e frasi greche che ho in piú luoghi notate nelle lingue spagnuole francesi e italiane e che non si trovano nel buon latino, possono sí essere state introdotte nel latino volgare dagli scrittori grecizzanti fuor di modo, dalla moltitudine di greci inquilini (la massima parte de’ quali apparteneva all’infimo volgo, ai servigi domestici ec)., dal corrotto uso della conversazione romana ec. e non essere state adottate nel linguaggio illustre de’ (3621) buoni scrittori, né
- ↑ Minutus a um particip. tanto aggettivato che se n’é fatto anche il diminutivo minutulus ec. Quietus. Lautus il quale ha anche variato la significazione in modo che in questa non si potrebbe mai riconoscere per participio ed essa è diversissima da quella che lautus ancora ha, propria sua, come participio. Certus. Vedi Forcellini