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<dc:title>Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura</dc:title> <dc:creator opt:role="aut">Giacomo Leopardi</dc:creator> <dc:date>XIX secolo</dc:date> <dc:subject></dc:subject> <dc:rights>CC BY-SA 3.0</dc:rights> <dc:rights>GFDL</dc:rights> <dc:relation>Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu</dc:relation> <dc:identifier>//it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/519&oldid=1199988</dc:identifier> <dc:revisiondatestamp>20121110202106</dc:revisiondatestamp> //it.wikisource.org/w/index.php?title=Pensieri_di_varia_filosofia_e_di_bella_letteratura/519&oldid=1199988 20121110202106
Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura - Pagina 519 Giacomo Leopardi
Zibaldone di pensieri I.djvu Le Monnier Firenze 1898 1798 1837
[p. 39] abbia parte in questo, almeno principalmente. Noi vediamo perire tutto giorno senza ripugnanza o cura d’impedirlo mille cose di cui non facciamo conto (17 gennaio 1821).
* Alla p. 468. Oltre che nella Salita di Ciro l’autore parla di Senofonte con un tale temperamento di modestia e di amore, col quale chiunque conosca il cuore umano, leggendo la detta opera, riconosce a prima vista che l’uomo non parla né può parlare, se non di se stesso (17 gennaio 1821).