Torniamo allo Statuto

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Sidney Sonnino

1897 T saggi letteratura Torniamo allo Statuto Intestazione 5 giugno 2012 75% saggi

Tra un anno si celebrerà a Torino il cinquantesimo anniversario della concessione dello Statuto, cioè della base giuridica e storica delle nostre istituzioni. È ora il momento di raccogliersi e considerare con occhio sereno il cammino percorso in un mezzo secolo di storia parlamentare.

Senza dubbio alcuno, il parlamentarismo, quale si esplica in Italia, è ammalato; e conviene studiarne le condizioni ed approntare i rimedi, se non vogliamo vedercelo intisichire nelle mani, minato dall'indifferenza o dal disprezzo della nazione. [...]. Ogni giorno si fa più viva in tutti la coscienza della fondamentale verità, che la semplice riunione, il cumulo degli interessi particolari, sia pure rappresentati da tanti singoli aggruppamenti a base territoriale, non ci dà l'espressione sincera dell'interesse generale della nazione, né ci fornisce gli elementi sufficienti per tutelarlo e garantirlo. [...]

L'interesse generale dello Stato non è identico con la somma di tutti gli interessi particolari, individualmente considerati, [...]. In un Governo fondato quasi totalmente sull'elezione manca nell'alta direzione della cosa pubblica la rappresentanza dell'interesse collettivo e generale.

Atto per atto predominano sempre gli aggregati di interessi personali o locali. [...] Tutto ciò rappresenta un grave pericolo per l'avvenire della civiltà nostra; perché, mentre il parlamentarismo è in pieno discredito, non vi è un insieme di dottrine che indichi una data e positiva evoluzione verso altro metodo, verso altra base di governo liberale e ordinato a un tempo. E intanto il socialismo si organizza minaccioso da un lato; il clericalismo con intenti teocratici dall'altro; despotismi soffocanti ogni libertà civile e morale, tanto questo che quello.

Da un canto si produce negli animi un movimento conservatore, quasi reazionario, che piega sempre più verso la gerarchia ecclesiastica, come rappresentante e portavoce di una legge divina di moralità sociale. Dall'altro si accentua un movimento socialista [...] che lavora a idealizzare e intensificare il concetto di Stato, supremo rappresentante della collettività, che deve imporre la sua ferrea legge di utilità propria collettiva ad ogni volontà o libertà individuale. [...]

Dalla progressiva usurpazione del potere esecutivo per parte della camera elettiva sono derivate non solo la confusione tra le funzioni del Governo e quelle del Parlamento ; ma ancora la effettiva usurpazione è per parte del Ministero dei poteri di esclusiva spettanza del Principe, riducendo questi ad una parte negativa ed inattiva, e considerando il potere esecutivo come legalmente e realmente posseduto dal Ministero, non dal Re. L'esorbitare della Camera elettiva dalle sue funzioni e la sua invasione dei poteri della Corona si sono effettuate e sono state rese possibili mediante la dottrina che faceva dei ministri del Re i ministri della Camera, cioè li sottoponeva alla diretta dipendenza delle mutevoli maggioranza parlamentari. [...] Fintantoché dureranno in Italia condizioni tali che rendano inevitabile una larga azione dell'autorità centrale per la tutela della sicurezza e della stessa libertà individuale, per le opere pubbliche, per l'istruzione, ogni diretta e immediata dipendenza dalla Camera elettiva, del potere esecutivo impersonato nei ministri, si convertirà in un continuo tentativo dei Ministeri di coartare la volontà della Camera mediante la multiforme azione del Governo nei singoli collegi, promettendo favori e minacciando dispetti o danni. [...]

La Camera elettiva sarà tanto più indipendente e riprenderà tanto più seriamente ed efficacemente la sua funzione legislativa e l'esercizio del controllo finanziario, quanto più presto rinunzierà a pretendere che i ministri siano una emanazione sua e da lei debbano essere effettivamente designati, e li considererà quali ministri del Principe, cioè quali organi responsabili della volontà e dell'azione del Sovrano, da lui solo scelti e nominati. [...] Tolta la diretta e fatale ipendenza del Ministro dall'appoggio ininterrotto della maggioranza della Camera, questa rimane più libera di preoccupazioni d'altro ordine nell'esprimere il suo giudizio oggettivo, inquantoché ogni disapprovazione o monito della Camera non segnerebbe necessariamente la morte politica di un ministro o di un Gabinetto. [...] La maggioranza dei deputati, avendo per primo interesse la salvezza del suo Ministero, si mostra oggi le troppe volte disposta a lasciare perfino manomettere i diritti e le prerogative del Parlamento, piuttostoché, con un voto contrario, porre a rischio la vita del Gabinetto e il proprio predominio nel Governo.

[...] La mia tesi non è certo che le sorti del Ministero o dei singoli ministri non debbano e non possano mai in alcun modo dipendere dai voti della Camera, ancorché questi voti partano da una vera volontà ponderata e costante, e rivelino un serio movimento dell'opinione pubblica.

Così come oggi, mentre una siffatta dipendenza è proclamata fatale e necessaria, non è nemmeno detto che ai termini del nostro Statuto sia esclusa ogni azione della rappresentanza nazionale elettiva sulla vita del Ministero o dei ministri. Una tale azione non è però da considerarsi a priori come sempre egualmente e costituzionalmente necessaria. [...] per fare questa riforma non occorre né alcun ritocco allo Statuto né alcuna legge; ma basta che se ne persuada la coscienza pubblica. Il vizio attuale non sta nella legge; trae anzi origine dalla violazione della legge stessa fondamentale dello Stato. [...] Riassumendo brevemente i concetti fin qui accennati, mi affretto verso la conclusione del discorso. Due grandi forze sociali e politiche stanno crescendo ed organizzandosi in Italia, e tutte due con tendenze ed aspirazioni rivoluzionarie di fronte alla Monarchia rappresentativa e liberale. Da un lato il socialismo, nel nome della eguaglianza, vuole sopprimere ogni libertà individuale [...]; dall'altro [...] sta facendo passi da gigante l'organizzazione clericale, che tende in realtà all'oscurantismo più intollerante, alla soppressione del disordine mediante la soppressione del progresso e di ogni movimento dello spirito umano, nemica com'è della libertà di coscienza e di pensiero. Di fronte a questi pericoli crescenti la Stato liberale sta ogni giorno più demolendo spensieratamente le proprie difese.

Togliesi ogni credito al Parlamento, volendone far riposare tutta l'azione sulla necessità di un conflitto continuo d'interessi locali e personali, e facendo del dissidio e della lotta le condizioni di vita e di funzionamento del governo della cosa pubblica. E allo stesso tempo togliesi credito e prestigio al Principato, che dovrebbe formare la spina dorsale dell'organismo politico, che dovrebbe incarnare l'idea dello Stato difensore, non soverchiatore delle libertà, impersonando l'interesse generale; [...] del Principe si vorrebbe invece fare un essere quasi ipnotizzato, che dovesse accettare tutto, sottomettersi a tutto, non avere volontà né opinione propria, ma solo designare nei momenti di crisi quale è il presidente del Consiglio che si suppone debba e possa ottenere la maggioranza dei voti dei deputati. [...] Per contrapporsi al socialismo di piazza e al clericalismo oscurantista il Principato nostro, che s'immedesima col concetto della patria nazionale ed impersona insieme il principio della libertà individuale, garantita invece che soffocata dall'azione dello Stato, ci porge una idealità atta a servire di punto di raccolta, di nucleo attorno a cui stringerci, in mezzo al rapido avvicendarsi degli uomini e dei gruppi di potere, ed al turbinio delle loro momentanee passioni e rancori. Vogliamo un'Italia clericale, liberale-temperata, o radicale-socialista? Tra non molto bisognerà scegliere fra le tre cose. [...]

Vorrei che la mia voce potesse chiamare a raccolta tutti gli uomini di buona volontà, liberali e conservatori a un tempo, perché si organizzasse un grande partito che, per combattere efficacemente il socialismo e il clericalismo, si proponga come programma immediato la delimitazione delle funzioni dei vari potrei dello Stato, e lo svolgimento degli uffici della Corona, restituendole i diritti sanciti dal patto fondamentale votato nei plebisciti che costituirono il Regno d'Italia.

Vogliamo la monarchia liberale e rappresentativa dello Statuto, col Monarca principe effettivo ed attivo, non consegnato bendato nelle mano di un 'maire du palais' che si chiami il presidente del Consiglio. La Camera elettiva e il Senato vitalizio debbono cooperare attivamente alla legislazione, [...] ma essi non debbono esercitare, né direttamente né per mezzo di uno o più loro delegati, il potere esecutivo, che è di esclusiva competenza del Principe; il quale a sua volta, come ogni altro potere o persona, è subordinato alla legge.