Audizioni Commissione d'inchiesta Federconsorzi/24

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Seguito audizione Granata

../23 ../25 IncludiIntestazione 16 maggio 2008 75% diritto

23 25


SENATO DELLA REPUBBLICA ------CAMERA DEI DEPUTATI

XIII LEGISLATURA

COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA SUL DISSESTO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA DEI CONSORZI AGRARI

RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA DI GIOVEDI’ 25 NOVEMBRE 1999

Presidenza del presidente Melchiorre CIRAMI


I lavori hanno inizio alle ore 19,30

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente)


Audizione dell’avvocato Enrico Granata, direttore centrale dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI)

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, diamo inizio ai nostri lavori.

In apertura di seduta, vi informo che la dottoressa Gabriella Delle Monache ci ha trasmesso, ieri mattina, copia della relazione, datata 23 dicembre 1964, a firma del ministro dell'agricoltura pro tempore Ferrari Aggradi sulle gestioni di ammasso e di importazione di prodotti agricoli svolte per conto e nell'interesse dello Stato, relazione sulla quale si era quasi innescato un "giallo", perché nessuno riusciva a trovarla; di questo ritrovamento daremo atto con un apposito comunicato stampa.

La Commissione procede oggi all'audizione dell'avvocato Enrico Granata, che ringrazio per avere accolto, con cortese disponibilità, il nostro invito.

Prima di dargli la parola per una ricostruzione del ruolo svolto dall'ABI nella vicenda Federconsorzi, avverto che i nostri lavori si svolgono in forma pubblica, secondo quanto dispone l'articolo 7 della legge istitutiva, e che è dunque attivato, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del nostro Regolamento interno, l'impianto audiovisivo a circuito chiuso.

Qualora da parte dell'avvocato Granata o di colleghi lo si ritenga opportuno in relazione ad argomenti che si vogliono mantenere riservati, disattiverò l'impianto audiovisivo per il tempo necessario.

Preciso inoltre che dell'audizione odierna è redatto il resoconto stenografico, che sarà sottoposto, ai sensi dell'articolo 12, comma 6, del Regolamento interno, alla persona ascoltata e ai colleghi che interverranno, perché provvedano a sottoscriverlo apportandovi le correzioni di forma che riterranno, in vista della pubblicazione negli Atti parlamentari.

L'ABI ci ha trasmesso, in data 15 novembre 1999, la documentazione da noi richiesta, che risulta particolarmente copiosa ed interessante. In data odierna, l'avvocato Granata ci ha inoltre fatto pervenire gli estratti delle delibere del consiglio di amministrazione del 20 novembre 1991, del 26 febbraio 1992 e del 18 novembre 1992 che fanno riferimento alla vicenda Federconsorzi e che non erano stati inseriti per un disguido nel materiale trasmesso in precedenza.

Prima di dare la parola all'avvocato Granata, devo comunicare che la complessità della documentazione pervenutaci dall'ABI non ha consentito di procedere ad un suo compiuto esame da parte della Commissione, per cui sin da ora emerge la necessità di un’ulteriore audizione, al fine di consentire ai colleghi di richiedere i chiarimenti che riterranno opportuni a seguito di un approfondito esame della predetta documentazione.

Invito quindi l'avvocato Granata a riferire, in forma possibilmente cronologica, tenuto conto della data del commissariamento - 17 maggio 1991 -, gli interventi dell'ABI nella vicenda Federconsorzi, precisandone preliminarmente il ruolo istituzionale, i compiti ed i poteri.

E' di particolare interesse per la Commissione ascoltare il punto di vista dell'ABI sulle seguenti questioni.

In primo luogo, se si riteneva che la Fedit fosse in un effettivo stato di irreversibile insolvenza. In secondo luogo, le ragioni delle risposte delle banche alle richieste del ministro Goria e la posizione in merito dell'ABI. In terzo luogo, perché non fu possibile un accordo di tutte le banche creditrici per la liquidazione volontaria della Fedit. In quarto luogo, se il sistema bancario aveva nel suo complesso interesse al salvataggio dei consorzi agrari e alla continuazione dell'attività svolta dalla Fedit da parte della stessa o di una nuova società. Infine, vorremmo capire quale è stato, secondo l’ABI, il ruolo delle banche straniere, soprattutto nella fase precedente e finale del concordato.

Queste sono a grandi linee le questioni che vorremmo fossero affrontate nel corso del suo intervento iniziale; esse rappresentano per noi un buon punto di partenza per approfondire il ruolo svolto dall'ABI in questa vicenda.

GRANATA. Signor Presidente, ovviamente manifesto fin da ora la mia disponibilità ad essere audito dalla Commissione anche in altre occasioni. In effetti, essendo il materiale reperito particolarmente copioso, ci è stato possibile trasmetterlo solo a metà novembre. Mi rendo quindi conto che per un suo approfondito esame da parte della Commissione sia necessaria una successiva audizione a carattere più analitico.

Se mi consente, Presidente, vorrei fare qualche riflessione di carattere generale e di chiarimento introduttivo sul ruolo svolto dall'Associazione bancaria italiana in merito alla vicenda Federconsorzi, in particolare, ovviamente, per quanto riguarda questa vicenda.

In quanto organismo rappresentativo del settore creditizio, l'Associazione che ho l'onore di rappresentare svolge per statuto attività di rappresentanza e di tutela degli interessi comuni degli associati, abbracciando tutti gli ambiti operativi in cui tali interessi si concretano e si manifestano. Credo sia noto che all'ABI aderiscono la quasi totalità delle banche e degli intermediari finanziari, in particolare quelli connotati da requisiti patrimoniali tali da comportare la sottoposizione ai poteri di vigilanza della Banca d'Italia.

In tale quadro, l'Associazione è divenuta, in varie occasioni, punto di incontro del sistema bancario per la discussione collegiale dei molteplici problemi connessi a situazioni di crisi di impresa di rilevanti dimensioni.

La questione Federconsorzi approda in ABI successivamente al commissariamento deciso il 17 maggio 1991 dal Ministro dell'agricoltura dell'epoca, onorevole Goria, in considerazione della sua rilevanza dimensionale.

Successivamente al commissariamento della Federconsorzi - anche a fronte delle richieste formulate dai commissari governativi - il problema forma oggetto di un primo incontro con le banche, i cui esiti vengono portati all'attenzione del comitato esecutivo dell'ABI, che ha al suo esame anche dedicato alcune sessioni straordinarie; in particolare, nel periodo intercorrente tra fine maggio e metà giugno, hanno luogo tre riunioni. A ciò fa seguito - come risulta dalla corrispondenza intercorsa con il Ministro Goria - l'instaurarsi di uno stretto collegamento tra i vertici dell'Associazione - nelle persone del presidente e del direttore generale dell'epoca - sia con il Dicastero interessato alla questione sia, ovviamente, con i commissari. Quindi, possiamo dire che c'è un ruolo dell'ABI che si inscrive nell'attività fisiologica di tutela degli interessi degli associati in situazioni della specie, ma c'è anche una sollecitazione da parte istituzionale a intervenire nella vicenda.

La copiosa documentazione che, in ossequio alla richiesta promanata dalla Commissione, è stata messa a disposizione della stessa, consente di ricostruire le fasi attraverso le quali la vicenda Federconsorzi si è svolta in sede associativa.

Sarò sintetico, per dare un quadro generale su quello che, sulla base della documentazione, risulta essere stato lo snodarsi della vicenda in sede ABI.

Il primo passaggio è costituito dalla richiesta formulata alle banche dai commissari nel corso di una prima riunione presso la sede della Federazione - 29 maggio 1991 - di fornire l'importo dei crediti al 17 maggio 1991, al netto degli interessi maturati, nonché di manifestare la disponibilità a considerarne congelati i saldi e a concedere una moratoria degli stessi, quale presupposto per l'ipotesi, anch'essa prospettata in tale occasione, di costituzione di una nuova società di gestione destinata a svolgere le attività operative della Federazione; al suo capitale, avrebbero dovuto partecipare banche e creditori svolgenti attività industriale e commerciale.

Tali ipotesi e richieste furono oggetto di valutazione da parte del comitato esecutivo dell'ABI, il quale dichiarò la propria disponibilità a indirizzare a tutte le associate le richieste formulate dai commissari e a nominare un gruppo di contatto destinato ad approfondire, insieme con i commissari, le ipotesi di soluzione da questi prefigurate.

Si pervenne quindi alla stesura da parte dei commissari governativi di uno schema di intesa - datato 5 giugno 1991 ed esaminato dal successivo comitato esecutivo del 7 giugno 1991 - tra Ministero dell’agricoltura, commissari Fedit ed ABI, nel quale si prevedeva una sorta di cessio bonorum, nonché la trasformazione di parte di crediti bancari in capitale di rischio della nuova società.

Prese quindi corpo, con il parere favorevole del comitato esecutivo espresso nella sessione del 13 giugno 1991, l'ipotesi di liquidazione volontaria della Federconsorzi, nel presupposto di un'adesione incondizionata da parte delle banche ad alcune proposte e cioè: rinuncia degli interessi a partire dal 1991; impegno dei creditori a non escutere il proprio credito prima della fine della procedura; disponibilità, entro certi limiti, ad una dilazione di parte dei crediti; facoltatività della partecipazione al capitale di una costituenda società di commercializzazione, volta a sostituire la Federconsorzi nelle sue funzioni operative.

Le proposte formulate dalla gestione commissariale per concretare la liquidazione volontaria non sortirono effetti a causa della non sufficiente adesione del ceto bancario. Alcune banche associate non risposero altre aderirono con condizioni, altre ancora aderirono in conformità della proposta trasmessa dai commissari governativi per il tramite dell'ABI.

La successiva attività dell'Associazione, dopo la delibera di ammissione al concordato preventivo, venne rivolta: a) alle tematiche connesse ai finanziamenti delle campagne ammassi, in forma bancaria, oggetto di riscontro da parte della Banca d’Italia, in relazione alla contestata riferibilità dei crediti in questione allo Stato e conseguentemente all’inserimento o meno degli stessi nel passivo della procedura; b) alla raccolta, successivamente alla votazione del concordato preventivo di Agrifactoring, delle adesioni delle banche italiane agli accordi di postergazione, in favore delle banche estere, di parte del beneficio riveniente dalla precedente postergazione (cioè quella delle banche azioniste a favore di tutti i creditori), deliberata nel concordato medesimo dalle banche azioniste di Agrifactoring, in favore di tutti i creditori della società.

Sul fronte Fedit si registra la costituzione, avvenuta nell’aprile del 1993, di una società denominata S.G.R. ed avente la finalità di acquistare in blocco i beni di Federconsorzi per ottimizzarne la dismissione. Al capitale di tale società, aperto a tutti i creditori Federconsorzi, partecipano numerose banche italiane (ma nessuna delle banche estere), nonché alcuni creditori di Federconsorzi che svolgono attività industriale o commerciale. La costituzione, l’attività e le iniziative di S.G.R. hanno luogo e si svolgono senza alcun ruolo dell'ABI.

Eventi di varia natura, connessi con l’avvicendamento degli organi della procedura e con un’iniziativa assunta dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Perugia, conducono all’impugnativa di un accordo tra S.G.R. e Federconsorzi (noto come "atto-quadro") - di cui risulta controversa la natura - a seguito della quale si instaura un lungo e complesso contenzioso che ha l’effetto, fra l’altro, di comportare un sostanziale stallo nella vicenda.

Anche il rapporto fra Federconsorzi e Agrifactoring risulta ingessato per effetto di una serie di controversie fra le due società.

Per tutta la durata della lunga fase di stallo registratasi nella vicenda, le banche estere, anche tramite l’AIBE, avevano dato risalto, con interventi periodici sulla stampa, a quella che costituiva, a loro avviso, una grave inadempienza dello Stato italiano e un sintomo della relativa affidabilità del nostro paese. In particolare, in una lettera indirizzata nell’aprile 1998 all’ABI per sollecitarla a ricordare alle banche aderenti i richiamati accordi di postergazione, l’AIBE aveva anche sottolineato il perdurante blocco di attività e di iniziative relative al problema Federconsorzi.

In risposta a tale comunicazione l’ABI, anche in considerazione di alcune sollecitazioni promananti da esponenti del ceto bancario e previo il necessario avallo da parte del comitato esecutivo, si fece carico del coordinamento di iniziative idonee a trovare una soluzione per l’impasse registrata sul fronte dei rapporti fra Federconsorzi e Agrifactoring.

Ne conseguiva un'attività collaborativa dell’ABI nel periodo 1998-1999 con gli organi delle procedure volte ad individuare soluzioni di carattere transattivo e stragiudiziale. La conseguenza è stata che, una volta perfezionati tali accordi, si è reso possibile, sia da parte di Federconsorzi che di Agrifactoring, far luogo, in favore dei rispettivi creditori, a congrui riparti.

Per il futuro rimane da risolvere il problema della dismissione dei residui assets di Federconsorzi, fra cui si segnala l’ingente credito vantato da quest’ultima nei confronti del Ministero delle politiche agricole, anch’esso oggetto di una lite giudiziale fra le parti. Si tratta di una questione che non ha trovato soluzione, come peraltro auspicato, nella recente legge 28 ottobre 1999, n. 410, recante "Nuovo ordinamento dei consorzi agrari".

Ho voluto premettere queste indicazioni, le quali in modo molto schematico indicano una traccia di come si è snodata l'attività dell'ABI in questa lunga vicenda. Si tratta di un'attività - se posso focalizzare ulteriormente la questione - piuttosto intensa nel periodo intercorrente tra il commissariamento e la deliberazione di ammissione al concordato preventivo, di un'attività significativa prima e dopo il concordato preventivo. Si registra poi un'assenza di presenza ABI dagli inizi del 1994 fino alla metà dell'anno scorso e una ripresa di interesse e di attività in coordinamento con gli organi delle procedure nel periodo più recente, cioè dalla metà del 1998 ad oggi.

PRESIDENTE. Avvocato Granata, la ringrazio per questa esposizione soltanto cronologica dei fatti, ma ciò che alla Commissione interessa conoscere è qualcosa di più sostanziale, e cioè quello che si è svolto all'interno della cronologia dei fatti da lei rassegnatici.

All'epoca del commissariamento chi era il presidente dell'ABI?

GRANATA. Il presidente dell'ABI era il professor Barucci.

PRESIDENTE. E il direttore generale?

GRANATA. Il dottor Gianani. PRESIDENTE. Ritengo che soltanto chi allora fu presente potrebbe fornirci delle risposte a proposito degli incontri, sia formali che informali, che si sono susseguiti. Noi dovremmo ricostruire un'intera vicenda, servendoci anche della memoria storica di chi all'epoca fu presente a quei fatti e a quelle circostanze.

Ad esempio, Lei è in grado di dirci se si riteneva che la Fedit fosse in un effettivo stato di irreversibile insolvenza?

GRANATA. Io le posso fornire le indicazioni che ho estrapolato dallo studio della documentazione da me acquisita.

PRESIDENTE. Di questo me ne sono reso conto, e aggiungo che si è trattato di uno studio assai approfondito. Però, come le dicevo poc'anzi, l'interesse di questa Commissione è farsi dare il contributo da coloro che hanno vissuto e partecipato a queste vicende.

Ad esempio, quali furono le ragioni profonde delle risposte delle banche alle richieste del ministro Goria? Vi sono stati dei contatti verbali, ufficiali o ufficiosi, tra il ministro Goria e i rappresentanti delle banche? Quale fu la posizione dell'ABI in merito nell'orientare tutto questo?

Un'altra domanda potrebbe essere la seguente: quali sono le ragioni per cui non fu possibile raggiungere un accordo fra tutte le banche creditrici per la liquidazione volontaria della Fedit?

E ancora: il sistema bancario aveva interesse, nel suo complesso, al salvataggio dei consorzi agrari e alla continuazione dell'attività svolta dalla Fedit da parte della stessa o di una nuova società?

Mi rendo conto che, da funzionario diligente, lei ha studiato le carte, ma noi abbiamo bisogno di ascoltare i testimoni dell'epoca. Noi abbiamo rinviato alla prossima seduta il seguito di questa audizione perché non abbiamo potuto esaminare con completezza la documentazione che lei ci ha inviato pochi giorni fa.

Non so se qualcuno dei commissari, che aliunde ha acquisito conoscenze su questa vicenda, intende rivolgerle delle domande. D'altronde, mi pare che Lei, al tempo dei fatti di cui ci stiamo occupando, non era nemmeno in ABI. GRANATA. Sì; comunque, non avrei contezza sotto questo profilo di eventuali passaggi della vicenda di allora. Ricordo che il dottor Gianani era direttore generale dell'epoca e il dottor Barucci presidente dell'ABI fino a metà del luglio del 1991, cioè fino al periodo immediatamente successivo alla delibera di ammissione della Fedit al concordato preventivo; mentre dalla metà del luglio 1991 fino al giugno 1998 il professor Tancredi Bianchi ha ricoperto la carica di presidente dell'ABI.

PRESIDENTE. Le potrei rivolgere soltanto una domanda a proposito della documentazione che ci ha inviato.

Mi pare che lei abbia affermato che l'ABI interviene in questa vicenda successivamente al commissariamento del 17 maggio 1991. Tra i documenti trasmessi a questa Commissione, compare l'atto con il quale, in data 6 marzo 1991, la Fedit diffidò il Ministero dell’agricoltura e foreste a pagarle la somma di circa 399 miliardi di lire, pari all'ammontare dei crediti cedutile dai consorzi e derivanti dalle gestioni delle campagne di ammasso obbligatorio fino al 1962.

Per conoscenza della Commissione, ricordo che il ministro Goria rispose all'atto di diffida e di messa in mora, con nota del 3 aprile 1991, dichiarando che nel bilancio del Ministero non esisteva alcuno stanziamento per poter liquidare il credito e che il pagamento sarebbe potuto avvenire solo se la legge finanziaria per il 1992 avesse previsto uno specifico capitolo di spesa.

Per quale ragione l'atto è in possesso dell'ABI? Ciò significa che l'ABI si stava occupando della Fedit prima del commissariamento che è intervenuto il 17 maggio 1991? Perché?

GRANATA. Io ho reperito in ABI questo documento. Peraltro, non so assolutamente se quanto in possesso dell'ABI sia stato trasmesso prima o dopo il commissariamento della Federconsorzi. Non mi risultano evidenze della data di trasmissione dell'atto cui lei ha fatto riferimento. Pertanto, non posso rispondere compiutamente alla sua domanda.

Peraltro, abbiamo ritenuto opportuno trasmettere, unitamente ai documenti regolarmente protocollati all'ABI, nei quali era ricostruibile con esattezza la data di trasmissione all'ABI, materiale che abbiamo comunque inserito nei faldoni relativi alla vicenda.

PRESIDENTE. Tra i medesimi documenti c'è un altro appunto, che contiene i dati delle due banche giapponesi Mitsubishi e Sumitomo e dei prestiti accordati alla Fedit, che reca la data del 16 maggio 1991 e cioè del giorno prima del commissariamento. Per quale motivo? Infatti, vorrei sapere se l'ABI si stava già interessando ai contratti stipulati dalla Fedit con i pools guidati dalle due banche estere. GRANATA. Non mi risulta che l'ABI si stesse interessando alla vicenda prima del commissariamento.

ALOI. Signor Presidente, ho ascoltato l'intervento dell'avvocato Granata ma ritengo necessario consultare approfonditamente la documentazione messa a disposizione della Commissione per avere la possibilità di porre domande più precise.

L'avvocato Granata ha compiuto un'analisi dettagliata che ci permetterà di rivolgere quesiti sulla base di valutazioni che potremo esprimere solo in un secondo momento. Pertanto, signor Presidente, condivido la sua proposta di procedere ad una ulteriore audizione successivamente all'esame della documentazione messa a disposizione dal nostro ospite.

Ad ogni modo, vorrei porre alcune domande. Oltre al presidente e al direttore generale, le risulta che ci fossero altri funzionari e dirigenti dell'ABI che si siano occupati della questione in maniera specifica? È chiaro, infatti, che noi potremmo evincere da altri funzionari dell'ABI una serie di ulteriori elementi necessari per l'integrazione della nostra indagine.

Inoltre, chi era in ABI il più alto in grado nel 1990?

Vorrei poi che precisasse la questione relativa alle banche straniere che si presenta come un corollario distaccato rispetto ai due quesiti precedenti. In merito, Lei ha pronunciato un discorso certamente en passant ma per noi questo argomento rappresenta la chiave di lettura e uno dei punti dolenti della situazione.

Che ruolo hanno svolto le banche straniere nella vicenda? Perché a un certo momento scompaiono mollando la presa?

Ci rendiamo conto che sarebbe stato opportuno che a questa audizione partecipassero i responsabili dell'ABI dell'epoca. Ad ogni modo, gradirei che Lei fornisse informazioni su questo aspetto, dalle quali la Commissione potrebbe ottenere ulteriori elementi di giudizio necessari per trovare il "bandolo della matassa" nella complessa vicenda.

GRANATA. Premetto che nell'ampia documentazione trasmessa alla Commissione - che gli onorevoli commissari non hanno ancora potuto esaminare in dettaglio - è contenuta una serie di documenti anche interni all'Associazione, verbali di riunioni, promemoria, resoconti di sedute o atti relativi ad occasioni in cui la vicenda è stata esaminata dall'ABI. Pertanto, non ci siamo limitati ad allegare la corrispondenza esterna nei confronti della Federconsorzi o di altra entità o le deliberazioni e gli atti degli organi statutari dell'Associazione.

Nell'ambito di queste analisi operate dall'ABI sono evidentemente menzionati dei funzionari che, peraltro, hanno analizzato la vicenda dell'epoca sotto il profilo eminentemente tecnico-legale; i loro nomi sono contenuti nei verbali e, comunque, sono ricostruibili.

ALOI. Intendevo riferirmi ad una eventuale rilevanza di funzionari che non fossero il presidente o il direttore generale dell'ABI.

Chi, secondo lei, ha avuto particolare rilevanza nella questione? Potremmo facilmente individuare i nomi, ma non è questa la ratio della mia domanda.

GRANATA. Credo che il ruolo del direttore generale di quell'epoca sia stato molto attivo e pregnante nella vicenda. Questo è quanto posso presumere dalla documentazione che mi è pervenuta.

In base agli atti risulta che il direttore generale, in prima persona, abbia dimostrato un evidente interessamento e abbia svolto un notevole lavoro sia nell'ambito dei contatti con i commissari governativi sia nell'ambito della rappresentazione agli organi statutari delle fasi successive della vicenda e degli elementi necessari per la deliberazione degli organi statutari stessi. Questo è quanto posso affermare.

Dalla corrispondenza risulta poi che un certo ruolo è stato svolto anche dal vicedirettore generale, dottor Minotti, che non è più presente in ABI perché attualmente è direttore generale del Consorzio Nazionale concessionari.

Esiste una serie di carteggi indirizzati direttamente al dottor Minotti dai quali si potrebbe evincere - secondo una mia valutazione del tutto personale - che il ruolo del dottor Gianani è stato molto pregnante nella fase postcommissariamento, quindi nella fase iniziale della vicenda, almeno per quanto riguarda il ruolo svolto dall'Associazione nel periodo successivo al 17 maggio 1991.

ALOI. Con riferimento al 1990?

GRANATA. Nel 1990 il più alto in grado era il direttore generale, dottor Gianani. Ma, come dicevo in apertura, non mi risultano elementi da cui si possa desumere il ruolo dell'ABI in questa vicenda.

Poi, onorevole, lei mi aveva chiesto un approfondimento sulla questione delle banche straniere.

ALOI. Volevo sapere se vi è stato un rapporto tra l’ABI e le banche straniere e perché secondo lei le banche straniere si volatilizzano nel momento decisivo.

GRANATA. Risulta dalla documentazione un ruolo di attenzione dell'ABI alle banche straniere. Se vogliamo individuare il momento più saliente al riguardo credo questo vada individuato nella fase successiva all’ammissione al concordato preventivo dell'Agrifactoring, quindi temporalmente in un periodo più avanzato rispetto alla fase del commissariamento, cioè successivamente alla fine del febbraio 1992. In quella occasione l'ABI, dietro richiesta del Credito italiano, svolse effettivamente un ruolo di coordinamento e di segreteria tecnica - ovviamente in una prospettiva di interesse per le banche straniere - nell'acquisizione delle adesioni delle banche italiane al secondo accordo di postergazione. Questo contemplava che le banche italiane retrocedessero a quelle straniere una percentuale del beneficio che le stesse avrebbero ricevuto dal primo atto di postergazione, cioè quello che le banche azioniste di Agrifactoring avevano perfezionato prima dell'approvazione del concordato preventivo Agrifactoring. Questo è stato il momento di maggiore ed evidente interlocuzione dell'ABI in funzione di un’aspettativa delle banche straniere.

Devo dire che la questione dell'impatto sui rapporti internazionali e sulla più generale dimensione dei rapporti tra sistema bancario italiano e banche straniere è affrontata anche qualche mese prima del concordato preventivo in un carteggio nel quale viene fatto presente come il buon fine del concordato Agrifactoring sia funzionale ad una più ampia armonia e serenità di rapporti sullo scenario internazionale. Però, al di là di evidenze e di carte che risultano nel materiale che vi abbiamo rassegnato, non emerge, in particolare per quanto riguarda il periodo forse cruciale, cioè quello metà maggio 1991-giugno 1991, un ruolo dell'ABI, in particolare nei riguardi delle banche straniere.

ALOI. Era solo una funzione di deterrenza.

GRANATA. Di deterrenza non direi. E' chiaro che ci sono delle iniziative di poco successive al commissariamento Fedit in cui si invocano delle clausole contrattuali, contenute nei contratti di finanziamento, secondo le quali si può interpretare l'instaurazione della procedura commissariale come clausola di default e quindi come clausola di azionabilità della risoluzione dei contratti di finanziamento. E' ben noto che nei contratti internazionali sono spesso contenute le cosiddette clausole di cross-default, per cui l'inadempienza contrattuale relativa ad un singolo rapporto rischia poi di travolgere una pluralità di rapporti di finanziamento. Però questo, al di là della conoscenza documentale che emerge, era comunque un portato tipico dei rapporti finanziari internazionali. Questo tipo di clausole che riguardano eventi, se non di insolvenza acclarata, di procedure di commissariamento e che peraltro hanno un effetto di contagio sotto il profilo legal-contrattuale, sono patrimonio del mondo bancario e quindi del mondo associativo.

ALOI. Lei ad un certo punto della sua relazione ha parlato di relativa affidabilità del nostro paese. Lei sa però che molte banche, soprattutto quelle straniere, ritenevano che ci fosse un'equazione tra Federconsorzi, da una parte, e Governo o Stato italiano, dall'altra. C’è un rapporto fiduciario nella prima fase e, successivamente, un momento decisionale ove le banche straniere, di punto in bianco, recedono. Come si inserisce in questa logica tale relativa affidabilità del nostro Paese?

GRANATA. Effettivamente risulta da vari documenti, che adesso dovrei ricollocare temporalmente, il fatto che le banche straniere avessero affidato Federconsorzi nel presupposto che in realtà il soggetto affidato equivalesse allo Stato e quindi in questo contesto erano state non solo accordate le linee di credito e di finanziamento alla Federconsorzi ma anche determinate le condizioni d'interesse delle stesse. Diciamo che il problema dell'affidabilità del Paese mi sembra emerga più recentemente. Io mi riferivo più specificamente a questa circostanza, poichè il protrarsi di tutta la vicenda Federconsorzi, il sostanziale stallo della procedura, in termini anche di liquidazione dell’attivo e quindi di implementazione delle fasi di riparto, nonché la non effettiva operatività delle pattuizioni di postergazione, crea un clima di poco affidamento a fronte dello scorrere del tempo.

ALOI. Secondo lei questa è stata una valutazione di ordine tecnico oppure c'era anche qualche valutazione di ordine politico? Cioè, in questa logica l'ABI riteneva che la situazione politica, la logica dei partiti e dei personaggi politici di rilievo, che avevano offerto un affidamento fiduciario eccetera, di punto in bianco fossero venute meno facendo cadere il rapporto fiduciario? Tutto ciò è importante per riuscire a capire che cosa ovviamente ha mosso il mondo bancario italiano e quindi anche le banche straniere a compiere questo "giro di boa" che ha determinato una situazione nuova. Noi dobbiamo vedere le varie fasi; lei ce ne ha indicate alcune.

GRANATA. A me competono valutazioni di tipo tecnico-finanziario piuttosto che di carattere politico.

ALOI. Le risulta che qualche personaggio politico ha offerto un affidamento che di punto in bianco è venuto meno?

GRANATA. Non ho contezza di questo aspetto. La vicenda in oggetto sicuramente era la prima della specie - quella dell'Efim avrebbe seguito di là a qualche mese - e quindi la reazione delle banche estere è stata di sorpresa rispetto ad una situazione che ritenevano del tutto tranquilla e soprattutto riconducibile allo Stato italiano. Da ciò deriva una serie di conseguenze.

PRESIDENTE. Mi sia consentito dire all'avvocato Granata che, pur essendo un autorevole dirigente dell'ABI, non può essere un testimone "apprezzabile" in quanto non era presente all'epoca dei fatti. Purtroppo, lo ripeto, abbiamo la necessità non solo di leggere la documentazione ma, attraverso essa, di individuare le persone che ci potranno fornire un valido aiuto al di là di una semplice lettura della documentazione da noi acquisita. Le faccio un esempio. Noi abbiamo reperito una lettera riservata del ministro Goria che raccomandava un certo personaggio, trasmessa dalla SIB, da un tal dottor Pattumelli…

GRANATA. E' un alto dirigente, ma non so con precisione che carica ricoprisse allora; mi pare direttore generale della SIB.

PRESIDENTE. …e avente come destinatario il dottor Capanna.

GRANATA. All'epoca il dottor Capanna era un dirigente dell'ABI.

PRESIDENTE. Questo dottor Capanna potrebbe essere un valido testimone, perché fece un'annotazione personale in calce a questo documento; di conseguenza, potremmo rivolgergli alcune domande.

Ritengo che l’audizione dell’avvocato Granata possa terminare qui. La ringraziamo per la sua disponibilità, riservandoci, attraverso la documentazione che ci ha inviato, di individuare le persone che possano fornirci un ulteriore contributo per acquisire elementi di valutazione sulla vicenda che ci interessa.

Rinvio il seguito della nostra indagine ad altra seduta.

I lavori terminano alle ore 20,10.