Egloghe (Chiabrera)/VI

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Egloga VI

../V ../VII IncludiIntestazione 4 marzo 2015 100% poesie

V VII

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VI.

Uranio.


BIZARRO mio, che si barbuto il mento

Movendo per lo campo i passi tardi,

Come alter capitan guidi l'armento;
Perche si bassi, e si pensosi i guardi

In terra volgi? e pur i piè ti miri?

Et oltra modo il tuo camin ritardi?
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Per aventura Tirsi oggi desiri?

E lui non rimirando hai disconforto?

E cosi ci palesi i tuoi martiri?
Bizarro mio nostro bon Tirsi è morto;

Per lunga strada di campagne scure

Lunge da noi nostro bon Tirsi è scorto;
Tù fra le balze de le rupi dure,

O ti dirocca mortalmente; o vero

Apprestati à soffrir crude venture.
Io poi che più letitia unqua non spero,

Da queste piagge penso far partita,

Et a più non tornar fermo il pensiero;
Foresta più deserta, e più romita

Sarà mia stanza; il cupo orror di Verna,

O pur di Falterona havrà mia vita.
Strana cosa a pensar, che ci governa

Morte si ciecamente, e che nel mondo

Nulla non sia, che le sue leggi scherna?
Tirsi sul fior degli anni ha messo in fondo;

Et alcun poscia lascierà canuto

Ch'à lui non sarà terzo, ne secondo.
Hor che mi rechi, o farfallin venuto

A volo verso me senza ritegno?

Oh, la seconda volta ecco starnuto.
Ciò di liete novelle hassi per segno;

Ma sciocco me; non cosi dice Alcasto,

C'ha ne l'indivinar cotanto ingegno.
Ei mi suole affermar, che'n van contrasto

E che letitia non convien ch'aspetti;

Io per si dura vita omai non basto;

Lasso, dove sono iti i miei diletti?