Egloghe (Chiabrera)/VII

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Egloga VII

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VI

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VII.

Alcippo, Aminta.


Alcippo
CERTO non leggiermente io mi raviso

Diletto Aminta; cosi sei cangiato

Di domestici panni, e più di viso;
Dipartisti pastor, torni soldato;

Altro che cetra, e boschereccia piva

La spada, che ti pende al manco lato;
Hor come oggi apparisci? e di qual riva?

Chi tolse ad Arno il tuo soave canto,

Che per ciascun si volentier s'udiva?
Aminta
Ch'io mi partissi la cagion fu pianto;

Non potei rimirar queste pianure

Morendo Tirsi, ch'io prezzai cotanto;
Da lunge men andai per far men dure

L'aspre miserie; e de la lunga strada

Lungo saria contar le mie venture.
Alcippo
Ma pur, perche ritorni homo di spada?

Non pensare al camin; ben alto è'l Sole;

Molto ha da gir prima che'n mar sen cada.
Aminta
Posiamci qui; poi che per te si vole

Io parlerò; presi ad errare intorno,

Perche'l viaggio rallegrar l'huom suole;
Adunque il mio camin volsi a Livorno;

Ritrovai quivi un popolo guerriero

Tutto di piume, e di belle armi adorno;
Era sul navigarsi; ogni nocchiero

Spalmar facea del Signor nostro i legni,

Ch'assalir l'Oriente havea pensiero;
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Io veder vago peregrini regni

Entrai con gl'altri; il navigar lontano

Era à punto il miglior de miei disegni;
Alcippo
Ferocissimo cor; sul mare insano

Lunge peregrinar? grande ardimento;

Me per compagno spereresti in vano;
Su per l'onde non è lo stesso vento

Che sù per l'aia; che camin t'avvenne?

Incontrasti ventura à tuo talento?
Aminta
Lieti talhor con incrociate antenne

Quasi volammo sopra il mar; tal'hora

Non picciola procella si sostenne;
E pur colà donde esce fuor l'aurora

Fummo sentiti, e vi lasciammo in pene

Il popol rio, che Macometto adora;
Tutte predammo le nemiche arene;

Ma quanti de Cristian sul mar errando

Furo tratti per noi d'aspre catene?
Lassi, che schiavi, e de la patria in bando

Mirando darsi à cara libertate

Voce altra non mettean, che Ferdinando;
Ho corso in guisa tal più d'una estate;

Veduto ho varie terre, e varia gente

Hor mi ritorno a queste piagge amate.
Ma dimmi tù, come felicemente

Menate i giorni? ancora vive Alfeo?

Che soleva cantar sì dolcemente;
Arde più di Mirtilla Alfesibeo?

Che fa Dameta, che fra noi pastori

Era quasi uno antico Melibeo?
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Alcippo
Son vivi; et altri in dilettosi amori

Consuma; et altri di suo ben pensoso

Del campo attende a gli utili lavori;
Aminta il viver nostro è dilettoso;

Quel FERDINANDO, che i nimici infesta

Anco a' popoli suoi serba il riposo;
Arida fame qui non ci molesta;

Giustitia regna; è l'habitar securo

Come ne le Città per la foresta;
Cosi fosser con noi, come già furo

Le cortesie del nostro caro Tirsi;

Ma tacerò, che'l rimembrarne è duro.
Aminta

Alcippo à Dio, tempo è di dipartirsi.