Pagina:AA.VV. - Commedie del Cinquecento, Vol. I, Laterza, 1912.djvu/112

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104 il pedante


Malfatto. Eccoli. Vedi quanti sono!

Ceca. Gran mercé a te. Addio.

Malfatto. No, no. Cagna! Non ce voglio fare. Rendemeli.

Ceca. Come! Non me Ili hai tu dati?

Malfatto. Si; ma non voglio che tu te nne vada.

Ceca. Che vói tu ch’io faccia qui fuori? Non hai tu vergogna de star nella strada a parlare con le femine?

Malfatto. Be’; rendime li mei quatrini, adunque.

Ceca. Non te Ili voglio rendere. Non me Ili hai dati?

Malfatto. Misser no, che non te Hi ho dati. Rendime li mei quatrini; rendime li mei quatrini.

Ceca. Vedi come piange el gaglioffo!

Malfatto. Rendime li mei quatrini, dico.

Ceca. To’, vatti con Dio.

Malfatto. E dove vói tu ch’io vada?

Ceca. Va’ dove vói.

Malfatto. Odi. Andiamo insiemi a bevere un’ostaria alla foglietta de greco.

Ceca. Non posso, adesso. Recomandame al tuo mastro, sai?

Malfatto. Vói ch’io li dica altro?

Ceca. Digli che se ne perda el seme d’un si tristo corpo.

Malfatto. Basta. Gli dirò che tu voresti che te mettesse el seme in corpo.

Ceca. El malanno che Dio ti dia, bestia!

Malfatto. Te nne vai, ch? Voglio venire ancora io.

Ceca. E vatti con diavolo! Tu vorrai che te vega madonna e che gridi molto bene.

Malfatto. Orsú! Bona sera. Io me ne voglio andare in casa.

Ceca. Va’ con diavolo!

SCENA IV

Rufino solo.

Io ho incontrata, poco è, la serva de Livia e hame ditto che la cosa è in ordine, pur che vi sieno i danari della dote che se gli è promessa, e ch’ella tornerá a riparlarmi in casa di